21/03/2022
Con l’evento “…una poesia lunga un giorno…” in occasione della Giornata Mondiale della Poesia 2022 Studio Leonardi “zu spät?” testimonia la (utopica?) convinzione che la bellezza, l’arte e la poesia possano contribuire a salvare il mondo dalla catastrofe. Attraverso venti testi di poesia generosamente offerti da autrici e autori di diversi linguaggi ed esperienze Studio Leonardi “zu spät?” vuole altresì
rinnovare la scelta di campo e l’impegno, espressi già in tutta la precedente attività, a favore dello sconfinamento la contaminazione e l’interazione tra arte visiva e poesia. Ringraziamo per l’affettuosa e preziosa disponibilità :
Alfonsina Caterino
Tiziana Colusso
Fernanda Ferraresso
Nadia Ferroni
Giovanni Fontana
Anna Fresu
Luciana Gravina
Elham Hamedi
Rada Koleva - Genova
Silvana Leonardi
Anna Manna
Bruno Mohorovich
Giorgio Moio
Marisa Papa Ruggiero
Lamberto Pignotti
Irene Sabetta
Ivo Salari
Eugenia Serafini
Carlo Alberto Testa
Giuseppe Vetromile
Silvia Del Campo 21 Marzo 2022
Qui di seguito le foto e i testi di
Ivo Salari
Eugenia Serafini
Carlo Alberto Testa
Giuseppe Vetromile
Ivo Salari
ATEMPORALE
Io non appartengo a questo tempo
scomposto come una frattura,
che incede tra la fretta e la premura
e incide le ore come un tagliapietre.
Io non appartengo a quest'amore
che p***a sangue e occlude il sentimento,
che fugge via a un refolo di vento
e n**o si dimena in stanze tetre.
Io non appartengo a questa gente
fatta con lo stampo come in serie,
che vede un cielo roseo tra macerie,
tra stelle rotte, rattoppate male.
Io non appartengo poi nemmeno
a questo mio me stesso sconosciuto,
che a volte parla, a volte resta muto
di fronte all'ignoto più abissale.
Io non appartengo proprio a niente.
È mia condanna e premio
d'essere vivente.
EUGENIA SERAFINI
DONNA: AMO L’IMPREVISTO©
2 arcoBALENI nel ciElo
la lUna
a mezzogiorno
la neve d’Agosto
a Roma
te bimbo che mi sorridi
dalla spalla della mamma
inconsapevole sconosciuta
!
Il pianto di giOia
Uragano improvviso
di commozione
Carlo Alberto Testa
ESSERCI
…
Sopravvissuto
A troppi silenzi
Canto a squarciagola
Canzoni di tempi andati
…
Adesso mi diletto
Di esserci
E basta
…
Non voglio abitare
Castelli in aria
O sognare
Inverosimili amori
…
Guardo alla finestra
La scarsa vita che passa
Mentre l’alba
Disegna il nuovo giorno
…
Sono parte di un poco
Che è tutto
Giuseppe Vetromile
Vecchio Giona risoluto
Ti sei dato una città recondita, evanescente,
lux atque luxuria, apice del nostro avanzo di vita,
aliena specie di cancro bituminoso, cosparsa
di zuccheri, facce di tempoperso aggrovigliate
a catene d’orologi, sorrisi allargati a dismisura
sui volti a comando televisivo, rapide notti
e inconsistenza d’ombre: sogni di fate turchine
rubate ai boschi incatramati del quartiere.
Ti sei dato un pianeta maledetto, castigato
dalle ovatte delle paci inconcludenti,
dalle guerre metaforiche ai rapaci di Gomorra,
ai perbene di tutte le razze, ai maligni viventi
ad usucapione. E tu registri la tua storia maldestra,
in bilico tra il sole e l’antro di Sibilla, dove tu
cerchi compassioni di future gesta. Ti diranno
che sei solo in questo mondo, ammassato sopra
il potere delle immondizie, e i resti avari
dell’acqua e del sale, del grano e del cielo,
diventeranno briciole d’ostia benedette,
per comunioni inopinate tra angeli innocenti
e diavoli intoccabili. Sarai allora tu, dunque,
redento figlio dell’eden, vecchio Giona risoluto,
a dover rinnovare il paradiso?