22/05/2026
Dillo con un Libro presenta Tatiana Sabina Meloni.
“Sono nata a Genova il 1° novembre del 1985. Già da ragazzina vivo di libri.Divoro di tutto: classici, poesia, thriller, soprattutto horror. All’età di trent’anni decido di lavorare in editoria in qualità di grafica e editor, specializzandomi in horror, thriller e narrativa.
Quale corso seguire o quale evitare? Dipende molto dalle finanze del momento (ci sono corsi attorno ai 350 euro, altri che superano i 1000). Un buon editor non si riconosce dal numero di corsi seguiti e diplomi collezionati: in ambito editoriale non si smette mai di imparare e studiare, ma la figura dell’editor deve andare oltre le mere competenze tecniche.
Il primo passo per valutare un editor è chiedere le cartelle di prova, cioè un paio di pagine che l’editor da leggere e correggere gratuitamente, così da valutare sia le capacità professionali del correttore sia il lavoro che si dovrà affrontare assieme. E’ importante capire se si è in sintonia: bisogna percepire sia il professionista giusto per sé e per la propria opera, da come parla, da come smuove critiche, dalla capacità di far comprendere gli errori senza far sentire fuori posto. Ci vuole empatia.
Per me, è fondamentale l’elasticità. L’editor deve entrare dentro allo scritto e alla testa dell’autore, anche quando alcune regole editoriali vengono scardinate o si sceglie uno stile lontano dai canoni attuali.
Un buon editor non accetta tutto ciò che gli viene offerto, ma vaglia in base al proprio calendario e alle proprie competenze. Vale molto di più chi ammette di essere sommerso di lavoro o di non conoscere quel determinato genere di riferimento, di chi accetta qualsiasi opera pur di fatturare, magari non capendoci niente. Esperienza personale… e qui mi fermo.
Io nasco come autrice e inizio piazzando alcuni racconti in antologie, benefiche e non. Col tempo ho anche pubblicato alcune storie più lunghe, sia in self-publishing sia sotto marchio editoriale, e la traduzione di un classico inedito.
Occhio, però: un bravo scrittore non è in automatico un buon editor e viceversa.”