17/07/2026
Alla Biblioteca Civica Vincenzo Joppi Sezione Moderna è possibile visitare la mostra "Alla gentilezza di chi la raccoglie", un progetto che è stato l'origine del romanzo omonimo scritto da Raffaella Cargnelutti e che il Comune di Tolmezzo ci ha concesso all'interno di .
Fino a fine mese potrete scoprire questa emozionante e importante storia del tenente Giulio Cargnelutti, deportato a Buchenwald e ritornato dal campo di concentramento nazista grazie alla sua arte, alla fede e all'amore.
Grazie Joppi!
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚
Cosa faresti se il tuo unico legame con le persone che ami dipendesse da un pezzetto di carta lanciato dal finestrino di un treno in corsa?
Questa storia cominciò così, con un vagone piombato diretto verso il campo di concentramento di Buchenwald, una matita di fortuna e una busta. Sopra, una scritta che era un atto di fede assoluta: “𝑨𝒍𝒍𝒂 𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊𝒍𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒉𝒊 𝒍𝒂 𝒓𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆”.
A scrivere quelle parole il 31 luglio 1944 è 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 𝐂𝐚𝐫𝐠𝐧𝐞𝐥𝐮𝐭𝐭𝐢, un tenente catturato dalle SS a Tolmezzo. Non sa cosa lo aspetta, sa solo che deve far sapere alla moglie Genia e alla sua bambina che è ancora vivo e sta per essere deportato in Germania.
È una storia vera, di quelle che lasciano il nodo in gola ma che tolgono anche un po' di buio al passato. Perché dimostra che persino dentro l'inferno ci si può salvare aggrappandosi all'amore, all'arte e, incredibilmente, al perdono. A raccontarla oggi è sua figlia Raffaella, in un libro delicatissimo e potente.
𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 𝐟𝐮 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐁𝐮𝐜𝐡𝐞𝐧𝐰𝐚𝐥𝐝, dove è sopravvissuto per 9 mesi. Come? Anche grazie all'arte. Ex studente dell'Istituto d'Arte di Venezia, Giulio ha continuato a disegnare dentro il campo di concentramento, usando carta recuperata, lapis, carboncini e sanguigne. 𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨, che oggi è diventato una mostra itinerante e un romanzo scritto da sua figlia 𝐑𝐚𝐟𝐟𝐚𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐠𝐧𝐞𝐥𝐮𝐭𝐭𝐢, edito per la prima volta dieci anni fa e ora ripubblicato da Bottega Errante.
𝐶𝑢𝑟𝑖𝑜𝑠𝑖𝑡à. Il taccuino originale è stato donato dalla famiglia al Museo di Buchenwald, perché le emozioni forti che trasmette appartengono alla memoria di tutti.
Ma i suoi disegni, quelli sì, potete vederli da vicino.
La mostra è infatti arrivata proprio qui, nella nostra Sezione Moderna ed è 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞. Passare a vederla significa toccare con mano una storia che parla soprattutto di come l'arte, la fede e il perdono possano farti superare l'inferno.
Giulio è tornato, è diventato scultore ed è vissuto fino a 95 anni.
Vi aspettiamo in Joppi per attraversare insieme questa mostra con la consapevolezza che, nonostante il dramma di Buchenwald, la storia di Giulio è un vero e proprio inno alla vita.