Anima Vesuviana

Anima Vesuviana Terra Vesuviana, terra fatta di lava, di storie e di corse sul lapillo a piedi nudi. Il paradosso di una terra divenuta eterna. ConosciAmola.

Archeologia, Storia, Arte, Paesaggio e Amore.

Fede, devozione e legami millenari con il  : Domani, 8 dicembre Torre del Greco celebra l'Immacolata con una processione...
07/12/2022

Fede, devozione e legami millenari con il :
Domani, 8 dicembre Torre del Greco celebra l'Immacolata con una processione "monumentale"

Dall'8 al 31 dicembre 1861, un'eruzione del Vesuvio di tipo effusivo-esplosivo ed un terremoto sconvolsero la città; in quell'occasione i torresi fecero voto alla Madonna Immacolata, di portare in processione su di un carro la sua statua, se l'attività eruttiva e sismica fossero cessati.
Secondo testimonianze dell'epoca, la lava arrestò improvvisamente la sua furia devastatrice, per questo, ad iniziare dal 1862, ogni 8 dicembre, la processione viene ripetuta in ricordo dell'evento, con la costruzione di un grande carro di grande valore artistico con la Statua dell'Immacolata Concezione, portato in processione per le vie del centro storico da oltre un centinaio di portatori.

Fonte: https://it.cathopedia.org/wiki/Festa_dell%27Immacolata_Concezione_(Torre_del_Greco)

Anima Vesuviana

La cd. Casa della Nave Europa a  La incontriamo nel cuore della Regio I, non lontano dall'anfiteatro, la palestra e le g...
23/11/2022

La cd. Casa della Nave Europa a

La incontriamo nel cuore della Regio I, non lontano dall'anfiteatro, la palestra e le grandi residenze che vi si aprono attorno.

Qui a colpirci non sono i giardini popolati di statue o le fontane scenografiche, ma l'austerità di una casa antica, che sembra di campagna.

La vediamo immersa in un meraviglioso vigneto, tra alberi d'ulivo e pampini ma in antichità ospitava anche coltivazioni di alberi da frutto, un orto per legumi ed ortaggi e una stalla per gli animali.

La Casa, come altre a Pompei, venne trasformata nel corso del tempo e in più fasi. Questo ha permesso di poterne studiare la lunga storia evolutiva degli ambienti e delle decorazioni e soprattutto di poterne ammirare le più antiche, costituite da pitture di I Stile pompeiano con stucco colorato o con semicolonne ioniche di grande eleganza.

In foto vediamo il grande peristilio interno, austero e quasi monumentale nelle sue alte colonne in tufo grigio, ma che dobbiamo immaginare decorato come suggeriscono le tracce di intonaco sulle pareti.

Su di esso si aprono diversi ambienti, trasformati anch'essi nel corso del tempo per ospitare attività di produzione.

Ma perché una casa dedicata interamente alla campagna ha un nome legato invece al mare?

Fu chiamata così in epoca moderna e il nome fu scelto per la presenza di un grande graffito inciso nella parete nord del peristilio che raffigura una nave oneraria (da carico) chiamata appunto "Europa".

La Casa ci testimonia forse più di tante altre riccamente decorare, la vita che si svolgeva qui, tra attività di campagna, produzione, commercio e lunghe trasformazioni edilizie dettate da cambiamenti nella società.


Scorci dall'antica  : la cd. Bottega di Nettuno e AnfitriteDuemila anni fa, tra le strade caotiche e strette della città...
22/11/2022

Scorci dall'antica : la cd. Bottega di Nettuno e Anfitrite

Duemila anni fa, tra le strade caotiche e strette della città vesuviana avremmo visto numerose attività commerciali, anche annesse alle raffinate domus che conosciamo.

È il caso della bottega che vediamo in foto, la cd. "Bottega di Nettuno e Anfitrite", che sorge in piena continuità con la casa famosa per i suoi mosaici in pasta vitrea che mostrano le due divinità tra giochi d'acqua e pitture coloratissime.

Avremmo sentito l'odore del vino, dei ceci, delle fave e del pane caldo che venivano conservati nei grandi contenitori fittili (I "dolia") e che vediamo in basso, incassati nel grande bancone in muratura aperto sulla strada.

E avremmo sentito le voci del proprietario, dei clienti fermi all'entrata, degli schiavi al lavoro, dei passanti che si dirigevano verso le botteghe del Decumano, al Foro, alle Terme, tra animali, carri, e suoni d'ogni genere.

Quanta vita riusciamo ad immaginare qui, tra le mura di questa bottega o "caupona" che il fango vesuviano (non la lava) ha conservato intatta, come se fosse ancora aperta per noi, dopo quasi duemila anni.

L'ambiente appare sezionato e quasi tagliato, sono in parte crollati i pavimenti superiori con il solaio, ma davanti agli occhi abbiamo ancora nella loro interezza lo splendido Tramezzo di legno carbonizzato, il soppalco con la balaustra ad x, e i ripiani per le anfore.

Lo stato di conservazione qui ad Ercolano, dovuto alle "modalità" e agli effetti dell'eruzione e della "distruzione", è davvero straordinario. Presto approfondiremo anche questo tema.

Lasciamo la bottega e il proprietario indaffarato con i nuovi carichi di anfore, torniamo nel "vicolo", per un attimo le voci della città moderna arrivano fin qui, e si mescolano alle nostre, dando vita ad una continuità meravigliosa e a tratti surreale.

Per una breve illusione sembra che la vita non abbia mai lasciato, neanche nel fango nero e nel fuoco, queste strade.


Frammenti di vita riemersi dalla terra dopo quasi duemila anni:Collana in corniola, diaspro, faïence, pasta vitrea e vet...
22/11/2022

Frammenti di vita riemersi dalla terra dopo quasi duemila anni:

Collana in corniola, diaspro, faïence, pasta vitrea e vetro rinvenuta nell'antica ed esposta nel piccolo Antiquarium del Parco Archeologico per la mostra permanente "SplendORI il lusso negli ornamenti ad Ercolano".

Le campagne di scavo che si tennero tra il 1980 e il 1999 nell'antica spiaggia della città portarono alla luce numerosi gioielli, gruzzoli di monete ed oggetti preziosi e di uso personale che gli abitanti di Ercolano indossarono o portarono con sé nella fuga durante l'eruzione.
Più di trecento cercarono disperatamente rifugio nei fornici del porto, con ciò che avevano potuto recuperare in fretta: le chiavi di casa, un portamonete, bracciali ed anelli, sigilli. Ma le nubi piroclastiche incandescenti raggiunsero la città con violenza sigillandola sotto più di dieci metri di materiale vulcanico.

I loro scheletri furono rinvenuti in massa dagli archeologi con ancora i gioielli e i propri oggetti. Segnati dallo shock termico e dalle forti contrazioni dovute all'esposizione ad una temperatura superiore a 500°.

Ricordare la tragedia nascosta dietro ad un manufatto così bello ci porta a riflettere sul valore documentario che ogni singolo oggetto ha nella ricostruzione delle vicende umane, al di là della sua bellezza.

Perché un'archeologia unicamente "antiquaria" che predilige l'estetica o il sensazionalismo alla riflessione e alla ricerca non è più archeologia. Né materia che indaga l'uomo. Non dimentichiamolo, soprattutto davanti a questi manufatti, e soprattutto all'ombra del .


Meravigliosi scorci di vita quotidiana da  : Il cd. Thermopolium di Lucius Vetutius PlacidusLungo Via dell'Abbondanza in...
17/11/2022

Meravigliosi scorci di vita quotidiana da : Il cd. Thermopolium di Lucius Vetutius Placidus

Lungo Via dell'Abbondanza incontriamo diversi luoghi di ristoro (thermopolia, popinae, cauponae) dove era possibile consumare soprattutto bevande e cibi caldi che erano conservati all'interno dei "dolia" (contenitori in terracotta) incassati in un bancone in muratura.

Il "Thermopolium" più famoso e rappresentativo è sicuramente quello attribuito a Lucius Vetutius Placidus, di cui vediamo in foto la splendida edicola del Larario dipinta sulla parete e decorata con stucco policromo, raffigurante le principali divinità protettrici legate a questo tipo di esercizi commerciali e cioè Mercurio, Dioniso e i Lari tra due agatodemoni.

Al di sotto di essa si apriva il bancone decorato con scaglie di marmo policromo. All'interno di uno dei contenitori in terracotta furono rinvenuti quasi tre chili di monete di piccolo taglio (1237 quadranti e 374 assi), forse gli ultimi incassi prima dell'eruzione.

Il Thermopolium era composto anche da ambienti residenziali sul retro, decorati con pitture in III stile pompeiano e da un giardino porticato.

L'edificio fu scavato tra il 1912 e il 1939.


"L'ira è appena esplosa, è tempo di andare via; se il dolore passerà, credimi, ritornerà anche l'amore"Celebriamo la mer...
13/11/2022

"L'ira è appena esplosa, è tempo di andare via; se il dolore passerà, credimi, ritornerà anche l'amore"

Celebriamo la meraviglia di un cielo di novembre sull'antica Pompei con un graffito ritrovato nel cuore della città, e più precisamente nella Casa di Sextus Pompeius Axiochius.

L'iscrizione latina, già nota a fine '800, recita così: "NVNC EST IRA RECENS NVNC EST DISC[ENDERE TEMPUS]
SI DOLOR AFUERIT CREDE REDIBIT [AMOR]".

(CIL IV, 4991)

In foto possiamo vedere la silhouette del Foro civile ornato da una statua contemporanea dell'artista polacco Igor Mitoraj e uno scorcio della strada che conduce a Porta Marina.

Torniamo a  , scoprendo la cd. Casa del Poeta Tragico.La domus, riaperta da poco al pubblico, venne alla luce durante gl...
12/11/2022

Torniamo a , scoprendo la cd. Casa del Poeta Tragico.

La domus, riaperta da poco al pubblico, venne alla luce durante gli scavi del 1824-1825, e solo dieci anni dopo fu scelta da Edward Bulwer-Lytton come ambientazione per il suo romanzo "Gli ultimi giorni di Pompei".

Essa è nota soprattutto per un mosaico posto all'ingresso raffigurante un cane in catene con un'iscrizione che recita "Cave Canem" e cioè "attenzione al cane!"

Ma l'avviso stride con la dolcezza dell'autunno che si respira tra le colonne colorate del peristilio.

Qui ci accolgono essenze aromatiche ed arbusti, e la piccola edicola del Larario dedicata ai culti domestici.

Un tempo tutta la Casa era ornata da affreschi raffiguranti episodi della guerra di T***a, come la consegna di Briseide da parte di Achille, o episodi tratti dal mito, come l'abbandono di Arianna da parte di Teseo o la dea Artemide con la ninfa Kallistò. Molti dei quali sono stati staccati e portati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Percorriamo in silenzio le stanze della domus, e il suo peristilio illuminato dagli ultimi raggi del sole.
I colori sono sbiaditi, non percepiamo neanche più le voci che riempivano di vita questi spazi, né i volti, le storie di chi trascorreva qui il proprio tempo. Ma le immaginiamo come fece l'inglese Bulwer-Lytton sognando "Gli ultimi giorni di Pompei".


Un giorno di sole nell'antica  Continuiamo a scoprire la splendida "Villa di Poppea" o "Villa A" nel cuore di Torre Annu...
19/03/2022

Un giorno di sole nell'antica

Continuiamo a scoprire la splendida "Villa di Poppea" o "Villa A" nel cuore di Torre Annunziata.
Siamo nel giardino meridionale, davanti ai nostri occhi si apre un elegante porticato con colonne scanalate e rivestite di intonaco bianco, è un porticus triplex, e cioè a tre bracci, aperto in direzione del Golfo di Napoli.

Sulle pareti compaiono le decorazioni a fondo rosso e bianco, costellate di quadretti, strutture architettoniche, animali, ghirlande. Il sole le attraversa proiettando l'ombra delle colonne, è un effetto splendido.

Peccato che siano attraversate anche dalla polvere che consuma, assieme al resto, la vivacità dei colori e la bellezza degli ornamenti.

Ci colpisce l'assenza di un pavimento, ne vediamo solo il battuto, segno che nella Villa erano in corso dei lavori al momento dell'eruzione.

Avremmo forse visto un altro mosaico in tessere bianche e nere o forse un pavimento ornato con scaglie di marmo colorato?

Mentre passeggiamo sentiamo l'odore della primavera che torna, il canto degli uccelli che attraversa i colonnati, e ancora le voci e i rumori della città nata proprio su quella antica. Sembra che la vita non si sia mai interrotta, e ancora una volta sono i suoni delle auto che ci riportano ai nostri giorni.

Il portico che attraversiamo ci conduce a due splendidi settori della casa con ambienti di rappresentanza, saloni e sale aperte sull'immensa piscina. È un susseguirsi di pitture meravigliose, mosaici, marmi colorati, porticati.

Qui vediamo tutto lo sfarzo e la ricchezza delle monumentali ville che costellavano la costa e la campagna del Golfo di Napoli, da Capo Miseno fino a Sorrento.

Tra le sponde azzurre del Tirreno, le acque termali che emergevano sulla costa, i fertilissimi campi all'ombra del Vulcano e la bellezza senza eguali del paesaggio, questo, lontano dalla caotica ed immensa Urbe, era davvero un "vivere dolcissimo"!

Ma cosa avrebbero detto gli schiavi al lavoro?

Anima Vesuviana è attualmente dall'altra parte d'Europa, ma presto riprenderemo le nostre passeggiate vesuviane.
❤️⛰️


Scorci meravigliosi nel cuore dell'antica   Torniamo, dopo una pausa, tra i colonnati della "Villa di Poppea" o "Villa A...
20/02/2022

Scorci meravigliosi nel cuore dell'antica

Torniamo, dopo una pausa, tra i colonnati della "Villa di Poppea" o "Villa A" a ,
Lasciati i melograni del giardino e varcato l'ingresso attuale ci ritroviamo subito davanti allo scorcio in foto.
È un ambiente insolito che precede il grande atrio e riempie di vita le stanze scure del complesso. Si tratta di un Viridiarium, un giardino interno alla villa, privo di copertura e delimitato da muri affrescati e colonnati.

Lo vediamo pieno di sole in un giorno di inverno: i raggi attraversano le semicolonne stuccate e sovradipinte colorando le pitture già vivaci.
Il rosso degli affreschi fa da sfondo a piante, anfore, arbusti e fiori. Si gioca ad illudere l'ospite mescolando le piante dipinte a quelle vere piantate a ridosso dei muri.

Lo spazio si dilata nell'illusione con le pitture che imitano il giardino e le semicolonne che si mescolano a quelle reali del porticato che attraversiamo.

L'effetto è meraviglioso.

Mentre passeggiamo vediamo anche piccoli uccelli che si posano tra gli arbusti, nel gioco il loro cinguettio diventa quello degli uccelli dipinti.

Quanta vita in questi affreschi di duemila anni, in queste stanze riemerse dal fango nero e dalla cenere vulcanica.

Ma guardiamo con più attenzione anche i dettagli, al di sopra delle colonne e sotto la copertura moderna, si vede ancora il sistema di gocciolatoi fittili a cassetta utile al deflusso delle acque. Ognuno di essi è composto da una testa di Satiro dipinta.

Durante un temporale avremmo potuto vedere i rivoli d'acqua uscire direttamente dalle bocche dei Satiri, per finire nella canaletta in cocciopesto che circonda la grande aiuola, purtroppo quasi ormai prima di arbusti.

Quanti suggestioni sentiamo percorrendo questi porticati circondati solo dai suoni della natura. Sembra che qui la vita non si sia mai realmente interrotta, neanche dopo la tragedia.

Ci sentiamo anche noi parte di questo mondo antico, e solo il passaggio veloce di un'auto ci riporta improvvisamente al nostro tempo.

Scoprite la bellezza intima e sfarzosa dell'antica .


Vivere all'ombra del   duemila anni fa:A pochi chilometri da Pompei, nell'odierna Torre Annunziata, incontriamo la "Vill...
28/01/2022

Vivere all'ombra del duemila anni fa:

A pochi chilometri da Pompei, nell'odierna Torre Annunziata, incontriamo la "Villa di Poppea" o "Villa A", uno straordinario complesso residenziale risalente al I sec. a.C., che si apriva sul Golfo di Napoli.

La raggiungiamo attraversando una lunga scalinata scavata nel materiale vulcanico che l'ha ricoperta durante l'eruzione.
Ma cenere, pomici, lapilli e fango lasciano presto lo spazio a melograni, rose e affreschi dai colori ancora vivi.

Accediamo da quello che un tempo era il grande giardino della villa, e per raggiungere lo scorcio che si vede in foto attraversiamo i lunghi colonnati, l'immenso atrio e i primi ambienti di rappresentanza.

Le stanze sono numerose e la loro disposizione non è di grande regolarità perché la villa subì diverse trasformazioni fino al 79 d.C. che ne modificarono l'impianto originario, ed è anche per questo motivo che al suo interno è possibile vedere pitture che rientrano nei diversi stili pompeiani.

Davanti ai nostri occhi si apre uno degli scorci più suggestivi del complesso, siamo all'interno di una grande sala di rappresentanza decorata con un pavimento in opus sectile (tarsie di marmi colorati) e probabilmente con lastre di marmo anche sulle pareti a fondo bianco.

Siamo davanti ad un susseguirsi di Viridaria, stanze completamente affrescate e prive di copertura che ospitano essenze mediterranee ed esotiche.
Sulla parete incontriamo fontane zampillanti, uccelli di ogni specie e tante differenti piante che si mescolano a quelle vere piantate al centro della sala. È un gioco tra illusione e realtà meraviglioso, sentiamo i cinguettii degli uccelli che vediamo dipinti, l'acqua che scorre nell'immensa piscina che si trova accanto.

Mentre passeggiamo vediamo i raggi di sole che entrano rendendo vive le pitture. È un miracolo che dopo quasi duemila anni la luce sia tornata ad illuminare queste pitture inghiottite dal "fango nero".

Ancora una volta possiamo immaginare qui i proprietari che passeggiano all'ombra dei grandi platani o che banchettano tra le elegantissime pitture in secondo stile pompeiano che ornano i saloni.

Sentiamo i suoni, le voci, la vita che ancora impregna questi muri millenari.


Iniziamo l'anno nuovo dalla meravigliosa Villa dei Misteri a  La Villa appare all'ombra dell'immenso Vulcano che ancora ...
03/01/2022

Iniziamo l'anno nuovo dalla meravigliosa Villa dei Misteri a

La Villa appare all'ombra dell'immenso Vulcano che ancora si staglia sulle città, è immersa in cascate di rosmarino, melograni, viti e pini marittimi. Emerge dalla f***a vegetazione con le tegole in cotto e le colonne in tufo giallo e cruma di lava.

Non è un caso che sorga qui, fuori le mura della città, in un luogo aperto sull'intero Golfo di Napoli. E infatti, la Villa con le sue terrazze panoramiche, le sue esedre e i suoi giardini pensili di mirto sfruttava a pieno la posizione per godere della bellezza della Baia "azzurra".

Fu costruita intorno alla seconda metà del II sec. a.C. e più volte ristrutturata, come ci testimoniano gli apparati decorativi in più stili.

In foto vediamo uno dei particolari più noti del ciclo pittorico che decora il triclinio e che dà il nome alla casa. Il tema che domina è appunto quello dionisiaco (o "dei misteri") e trova i suoi precedenti in ambiente ellenistico.

Sullo splendido fondo rosso incorniciato da finti marmi policromi vediamo delle figure con dimensioni quasi simili al vero (megalografie) curate in ogni dettaglio.

Sono realistiche e "vive", varcata la soglie d'ingresso ed incrociati i loro sguardi ne veniamo subito rapiti.
Siamo immersi in un meraviglioso paesaggio bucolico, tra Satiri e Sileni che suonano strumenti campestri ed allattano una capra.

Davanti a noi, racchiuse nelle cornici di finto marmo policromo, ecco diverse figure femminili impegnate in atti rituali (offerta di focacce sacre, preparazione di un pasto rituale, giuramento).

È straordinaria la resa delle figure e dei loro più piccoli dettagli ed è elevatissimo il livello delle pitture, che vantano pochi confronti giunti a noi nella stessa interezza, tra questi gli affreschi della vicina Boscoreale (Villa di Fannio Sinistore).

Dalla foto intravediamo anche il pavimento dell'ambiente, decorato con piastrelle quadrate di ardesia e travertino a scacchiera che incorniciano un ampio tappeto centrale.

È straordinario il gioco tra realtà ed illusione che s'instaura non appena varcata la piccola porta.

Ci troviamo improvvisamente in una scenografia viva, tra gli sguardi delle donne che ci osservano sfuggenti e compiaciute, perché anche noi, superata la soglia, siamo ormai diventati parte del rito e dello spettacolo.


Indirizzo

Via Plinio, 26
Pompei
80045

Sito Web

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