14/05/2026
Uno degli ultimi lavori in Damasco di mio padre Bissenti, Flumini 2010.
Quell’anno babbu Bissenti aveva 60 anni. Le mani tremavano un po’ di più, ma quando toccava il ferro s’arrabbia gli passava tutta.
Era l’inverno del 2010. Faceva freddo in via santa Caterina a pirri, e la forgia fumava come se volesse scaldare anche sa porta.
Mauro Mungioni di Pirri era venuto con un pezzo d’acciaio strano, comprato a una fiera a Bologna. “Bissenti, fammi una cosa che tagli anche su’ pensamentu”, gli aveva detto ridendo.
Bissenti non rispose. Prese l’acciaio, lo guardò controluce, e disse solo: “Damascu. Si ddu faghesi benni, custa est s’ultima”.
Ci lavorò tre giorni.
Il primo giorno piegò e ribattè, piegò e ribattè. Centinaia di volte. Diceva che il Damasco è come su tempus: se ti stanchi prima, si vede.
Il secondo giorno mise il ferro nel fuoco finché diventò rosso come _sa cara de Manolo candu si arrabbiat.
Il terzo giorno incise le onde. Lente, con la punta del bulino. Ogni onda era un anno suo in bottega.
Quando finì, la lama aveva il disegno dell’acqua che scorre.
Non era perfetta. C’era un micro graffio vicino al ma**co. Bissenti lo guardò e disse: _“Custu est su nomini miu. Senza erradi, seus machinas. Cun s’erradi, seus ominis”.
*Traduzione:* Questo è il mio nome. Senza errori, siamo macchine. Con l’errore, siamo uomini.
Mauro la prese, la provò su un foglio, e non disse niente. Solo annuì.
Quella lama è ancora a casa sua. Non la usa. Dice che usarla sarebbe come far parlare babbu Bissenti due volte.
Io, Manolo, ero lì che soffiavo nel fuoco. Avevo 32 anni all'epoca mio Fratello Ivano era piccolo ma gia curioso e ci guardava da dietro la tenda..io pensavo di sapere tutto.
Solo anni dopo ho capito: quella non era l’ultima lama di babbu.
Quella era la prima che faceva per me.
Tutt'ora e esposta nella collezione privata della Famiglia Flumini