20/01/2025
LA BIBLIOTECA DEI BARRESI DI PIETRAPERZIA NEL XVI SECOLO
Il rinvenimento dell’inventario post mortem dei beni posseduti da Pietro Barresi, primo principe di Pietraperzia, registrato il 29 ottobre 1571, illumina su alcuni aspetti connessi alla cultura di un prestigioso esponente della classe aristocratica siciliana e, soprattutto, fornisce un’idea di quale potesse essere la composizione di una ricca biblioteca privata nella seconda metà del Cinquecento.
Pietro Barresi (1536-1571), figlio di Girolamo e di Antonia Santapau, apparteneva a una famiglia di antico baronaggio, le cui
origini in Sicilia risalirebbero all’epoca normanna. Sebbene durante il periodo medievale i Barresi riescano a detenere un
ruolo di primo piano nella feudalità siciliana, il momento di massimo prestigio familiare è individuabile in un periodo compreso
tra gli anni settanta del Quattrocento e gli anni novanta del Cinquecento, quando, con l’ultima esponente della famiglia, Dorotea (1533-1591), sorella di Pietro, il ramo dei Barresi di
Pietraperzia si estinguerà definitivamente.
Di particolare interesse risultano le figure di Giovanni Antonio II, che può essere considerato l’iniziatore delle fortune familiari dei
Barresi e, soprattutto, del figlio Matteo, i quali impegnano notevoli risorse economiche per accrescere costantemente il proprio
prestigio, anche attraverso numerose commissioni artistiche.
L’ascesa sociale della famiglia prosegue con il figlio di Matteo, Girolamo e, infine, con Pietro, investito dei titoli di marchese di Pietraperzia e Barrafranca nel 1550 ed elevato al rango di principe di Pietraperzia e marchese di Barrafranca nel 1564. Pietro si lega, attraverso un’abile alleanza matrimoniale, a una delle più
influenti famiglie del tempo, quella dei Moncada, sposando nel 1550 Giulia Moncada, figlia di Francesco, conte di Paternò e Caltanissetta e di Caterina Pignatelli6. La statura sociale del personaggio è confermata dal conferimento di diversi riconoscimenti e incarichi: cavaliere dell’Ordine equestre del Toson d’Oro, vicario di Catania e strategoto di Messina (1564-1565), capitan generale delle truppe di Sicilia, governatore di Caltanissetta.
Le fonti lo descrivono come una figura colta: allievo, così come già il padre Girolamo, del matematico Francesco Maurolico9, cultore
delle scienze e, in particolare, della matematica e dell’astronomia, protettore e mecenate di musicisti (Salvatore Di Cataldo, Pietro
Havente), nonché promotore, insieme alla moglie Giulia Moncada, di numerose commissioni artistiche.
Dei numerosi beni in suo possesso - oltre ai feudi di famiglia, una grande quantità di case, giardini, terreni, vigne, oliveti, mulini,
taverne, magazzini, censi e gabelle - si ritrovano, infatti, numerosi oggetti artistici, arredi sontuosi e suppellettili di varia natura (gioielli preziosi, argenti, quadri), nonché un considerevole numero di libri, conservati nella stanza adibita a studio all’interno del castello di Pietraperzia nel centro dell’isola.
Tale elenco, benché quasi certamente incompleto - come lascerebbe intuire l’annotazione «Et appresso seguitano tutti li altri libri conforme sono scritti in lo libretto» - consente di ricostruire, almeno parzialmente, la consistenza di una copiosa raccolta - che
si stima potesse comprendere circa un migliaio di volumi - alla cui formazione avranno contribuito diversi membri della famiglia e, in
particolare, il nonno Matteo Barresi, committente delle grandi trasformazioni del palazzo di Pietraperzia, bibliofilo al quale si deve certamente il merito di avere dato inizio alla collezione libraria, poiché se ne trova conferma in numerosi indizi documentari.
La segnalazione, all’interno dell’inventario, dei titoli con le relative edizioni, offre un quadro indicativo dei molteplici interessi culturali
della famiglia. Non è noto quali tra questi testi siano appartenuti al padre e, ancora prima, al nonno, ma l’indicazione delle relative edizioni potrebbe fornire indizi utili, consentendo di
attribuire con ogni probabilità a Matteo Barresi i volumi anteriori al 1532, anno della sua morte.
Tra i numerosi libri posseduti da Pietro Barresi, i cui argomenti variano dalla letteratura dei classici latini e greci alla filosofia,
dalla storia alla matematica e all’astronomia, sei riguardano specificamente l’architettura. Tra questi ultimi figurano un trattato
denominato come «Architettura di Pier Cotonio», pubblicato a Venezia nel 1567 che, in base all’edizione riportata, sarebbe da
identificarsi quasi certamente con il trattato di architettura di Pietro Cataneo; due diverse edizioni del De re aedificatoria di
Leon Battista Alberti - una da riconoscersi in quella edita a Monte Regale e l’altra a Venezia - entrambe risalenti al 1565; due esemplari del diffusissimo trattato di Sebastiano Serlio, uno nell’edizione veneziana del 1551 che, in base alla notazione «per Petrum de Nicola de Subio», sarebbe identificabile con quello edito nello stesso anno da Pietro de Nicolini de Sabbio e l’altro del 1566; e, infine, il trattato di Vitruvio nell’edizione del 1567, certamente quella di Daniele Barbaro.
I testi citati, che comprendono sia l’edizione e traduzione di Vitruvio, che i trattati moderni come quelli di Alberti, Serlio e Cataneo, denotano senza dubbio un interesse specifico per l’architettura da parte di questo personaggio che, in qualità di committente, voleva poter accedere direttamente a un tipo di letteratura specialistica e, quasi certamente, tenersi aggiornato sulle ultime novità in campo architettonico.
Merita, inoltre, una segnalazione, all’interno dell’inventario, un libro del 1532 dal titolo Antiquitatum urbi Rome, una delle tante
raccolte di antichità romane diffuse a quel tempo, che andrebbe ascritto all’interesse per la cultura classica degli esponenti di questa
famiglia. La data di pubblicazione, infine, potrebbe supportare l’ipotesi che si tratti di un volume forse appartenuto a Matteo
Barresi, i cui interessi per la cultura classica sono confermati da più parti e al quale, come già accennato, si deve l’iniziale nucleo
di questa biblioteca.
(A cura di Federica Scibilia)