13/04/2026
"Cara Democrazia,
sono stata io proprio nel primo articolo che mi rappresenta ad incidere in modo granitico “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Ti scrivo, io, la tua Carta Costituzionale.
Non quel foglio che taluni definiscono ingiallito e sgualcito.
Sono io, viva e vegeta.
Più forte di prima. Più forte che mai. La tua Costituzione.
Sarà un caso che la costituzione è anche il metro di misura dell’umano e della sua robustezza. Di sana e forte costituzione.
Eh, sì. Io devo essere “sana e robusta costituzione” proprio affinchè tu Democrazia possa sopravvivere superando gli affanni e gli attacchi alla tua vita.
Mi sono scontrata con mutamenti politici, crisi economiche, spinte da più parti.
Non sono sempre stati attacchi diretti ma di processi che hanno cambiato il modo io vengo percepita.
Sono mancanze.
Mancanze di attuazione. Ritardi nell’evoluzione del mio sentire.
Minacce fisiche. Tentativi di svuotamento delle istituzioni dall’interno.
Crisi dei media e dei partiti. Liquidità. Gassosità.
Frammentarietà dei diritti.
E vuoi sapere se sono fatta di ferro o di seta?
E vuoi sapere se sono un’armatura che ci protegge e che protegge il tuo popolo o una camicia che costringe?” (Liliana Rullo)