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Scicli archivio storico Pmm la storia di Scicli dall'archivio Di Bartolomeo Trovato pmm Grazie!

La storia di Scicli per mano dell'archivio storico fotografico di Bartolo Trovato che ne cura anche la didascalia. Apri la pagina Scicli archivio storico pmm
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Uno scrittore a KamarinaDocumentario su Vannino AvanzatoMercoledì 9 ottobre | ore 18:30Sede del Movimento Culturale Bran...
07/10/2026

Uno scrittore a Kamarina
Documentario su Vannino Avanzato
Mercoledì 9 ottobre | ore 18:30
Sede del Movimento Culturale Brancati – Scicli
C’è una storia che merita di essere raccontata.
Quella di Vannino Avanzato, figura indimenticabile di Scicli e di Santa Croce Camerina: militante appassionato del PCI negli anni Cinquanta e Sessanta, “punta avanzata” del partito in un’epoca di profonde trasformazioni sociali, e allo stesso tempo uomo di lettere, amante dei libri e della scrittura.
Nel paesino a ovest della provincia ragusana diede vita a diverse novelle e al suo libro più conosciuto, Vent’anni. Negli anni Ottanta la sua penna attraversò anche le pagine del Giornale di Scicli, in una collaborazione lunga e fedele.
Oggi quel percorso torna alla luce grazie al documentario Uno scrittore a Kamarina, realizzato con la produzione esecutiva di Lucia Cascone e la regia di Ruben Ricca.
Entrambi saranno presenti alla serata per raccontare il lavoro e, soprattutto, l’uomo dietro le pagine.
Un appuntamento per riscoprire una voce autentica del territorio, tra impegno civile e passione letteraria.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.

05/10/2026

Anno 1896 Antica Neviera con Nevaioli al lavoro sull' Etna
foto collezione di Francesco Pennisi

MESTIERI DI SICILIA OGGI SCOMPARSI : IL NEVAIOLO

Quando si commerciava la neve dell'Etna:
Il Mestiere del nevaiolo, cioè il raccoglitore di neve sull’Etna, che provvedeva ai bisogni della città vicine, vendendo neve e ghiaccio nei periodi estivi.

Il resoconto del famoso antropologo delle Tradizioni Siciliane Giuseppe Pitrè, pubblicato nel 1989 sul quotidiano “La Sicilia”. Cosi lo descrive:

La neve si accumula da sé in grandi insenature, che vengono dette “tacche”, da cui si toglie con una serie di operazioni. La prima di queste si effettua a ottobre e consiste nel far ripulire le tacche, togliendone le pietre che vi fossero cadute dentro o le sudicerie rimaste dopo l’estrazione di neve dell’anno precedente.
Dopo che, nel mese di febbraio, la neve s’è accumulata nelle infossature del suolo. una squadra di 50 o 60 operai si reca, in marzo, sulla montagna e con lunghe aste di ferro graduate rileva la profondità dello stato nevoso. Lo scavo si limita ai punti dove lo spessore della neve raggiunge i tre metri; e di queste zone utilizzabili sono indicati i limiti per mezzo di mucchi di cenere eruttata dal vulcano.
Il vero lavoro di preparazione dello scavo si compie di notte soltanto, perché di giorno esso sarebbe troppo faticoso a causa del calore solare che fa fondere la superficie nevosa. Al lume della luna e delle torce, gli operai ricoprono la superficie utilizzabile con uno strato di cenere alto 30 centimetri, avente agli orli uno spessore doppio: lo scopo do siffatta copertura è di difendere la neve dall’azione dei caldi raggi solari. In tal modo, si preparano quattro o cinque tacche, a seconda dell’abbondanza della neve, che vengono aggiudicate ad un imprenditore, il quale è passibile di una fortissima multa nel caso che lasciasse Catania priva di neve.
Giunta l’estate, per raccogliere la neve si sbarazza quest’ultima del suo mantello di cenere e poi se ne divide la superficie in una rete di tanti rettangoli per mezzo di strumenti di ferro, che vanno fino a metri 1,50 di profondità. Lungo il giorno un po’ di neve è fusa al sole e l’acqua che penetra nei solchi scavati nella massa, si congela durante la notte seguente; in tal modo, la neve può essere divisa in blocchi parallelepipedi, che hanno le facce congelate. Questi blocchi vengono ricoperti con foglie di felci e di castagni, poi chiusi entro sacchi, di cui un paio per ogni animale è portato a dorso di carri. la neve è distribuita a Catania e alle altre città vicine.

05/10/2026

Andrea Camilleri in una foto da bambino

ANDREA CALOGERO CAMILLERI è stato uno scrittore, sceneggiatore, regista teatrale, drammaturgo e docente universitario.

(Porto Empedocle (Agrigento), 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019)
ANDREA CAMILLERI è a pieno titolo, uno dei più grandi e popolari scrittori. Le sue opere, tradotte in quaranta lingue, hanno venduto nel mondo oltre 10 milioni di copie, mentre in Italia hanno superato i 20 milioni.

Un vero e proprio fenomeno letterario, confermato dal successo narrativo, e televisivo, del suo personaggio, il commissario Salvo Montalbano, in assoluto tra i più famosi ed amati di tutta la letteratura italiana.
Foto di Rai Cultura

05/10/2026

La fiera del bestiame di una volta era il mercato più antico e più serio che la campagna italiana producesse - quella fiera periodica che si teneva nella piazza del capoluogo o nel largo della fiera fuori dal paese dove i contadini portavano i loro animali - i buoi, le vacche, i vitelli, i maiali, le pecore - per venderli o comprarli o semplicemente per valutarli con quell'occhio esperto del contadino che conosce il valore di un animale alla prima occhiata. 🐄❤️ La fiera del bestiame non era solo un mercato - era un evento sociale di prima grandezza per la comunità rurale italiana, quella giornata in cui si incontravano contadini di tutta la zona e si trattava e si discuteva e si prendevano decisioni che avrebbero influenzato il reddito e la vita della famiglia per l'anno successivo. La trattativa - quella negoziazione lunga e ritualizzata tra venditore e compratore che si chiudeva con la stretta di mano mediata dal sensale, quella figura professionale che facilitava l'accordo tra le parti e che prendeva la sua percentuale da entrambi. Il sensale - quell'uomo con il cappello che passava da un animale all'altro con quella rapidità valutativa di chi ha fatto migliaia di trattative. L'animale in mostra - quel bue o quella v***a tenuta al laccio dal contadino che la mostrava al compratore con quella fierezza del proprietario che sa di avere qualcosa di bello. E la fiera che si svuotava a mezzogiorno - con gli animali venduti caricati sui carri e i soldi in tasca - che era la cosa più campagna e più mercato che una piazza italiana sapesse essere una volta al mese.

Condividi con chi ricorda la fiera del bestiame! 🐄❤️👇

I MATRIMONI DI UN TEMPO A SCICLI: CELEBRARE L’AMORE CON L’ORDINE DELLA SANTA CHIESA 💍⛪Come ricordavamo ieri, nei tempi a...
05/10/2026

I MATRIMONI DI UN TEMPO A SCICLI: CELEBRARE L’AMORE CON L’ORDINE DELLA SANTA CHIESA 💍⛪
Come ricordavamo ieri, nei tempi andati celebrare l’unione «con tutto l’ordine della Santa Chiesa» rappresentava il coronamento di un sogno e il massimo riconoscimento dell’approvazione familiare. Era il percorso sacro e solenne che si contrapponeva alla classica “fuitina”, segnando l’inizio ufficiale di una nuova famiglia sotto la benedizione della comunità.
I festeggiamenti di allora avevano un sapore autentico e genuino: la festa si faceva in casa, tra tavolate ricche di biscotti di mandorla fatti a mano, un bicchierino di rosolio o di vermut per brindare, e le note di valzer, mazurche e scottis che risuonavano tra le pareti grazie alla musica dal vivo o al giradischi. L’intero quartiere partecipava a quella gioia condivisa.
Oggi voglio pubblicare questa foto che racconta visivamente quelle atmosfere, quei volti e quella felicità d'altri tempi. Un piccolo viaggio nel tempo per riscoprire come si giurava amore eterno nella nostra Scicli.
Gli sposi sono stati fotografati nel balcone di quella antica casa nobiliare di via San Bartolomeo (con il doppio ingresso da via San Pietro, credo che inizi da lì) ancora esistente, dove sotto vi è il Bar San Bartolomeo e che sopra fu prima sede della Democrazia Cristiana e poi asilo/scuola materna.
✍️ Nota dell'autore:
Sono un appassionato di storia locale e autodidatta, non laureato in materia, che porta avanti questo archivio con il solo scopo di preservare la memoria visiva e culturale del nostro paese. Come sempre, invito chiunque abbia ricordi, aneddoti o vecchie fotografie di matrimonio a condividerle o a lasciarle nei commenti, così da arricchire insieme questo grande mosaico di storia sciclitana.
📩 Per contributi, segnalazioni o informazioni:
Email: [email protected]
Pagina Facebook: Scicli archivio storico pmm
Sono orgoglioso di essere figlio di Memmo 'i l'uogghiu.

04/10/2026

Il doppio regalo del carrubo: la straordinaria scoperta di Peppe Pagano a Scicli
pmm - Un regalo che la natura rinnova con puntuale generosità, ma che quest'anno ha saputo sorprendere con un vero e proprio "raddoppio". Peppe Pagano da Scicli (conosciuto affettuosamente da tutti come Peppi u Paianu) ci ha inviato uno straordinario video girato all'interno della sua proprietà: sullo stesso secolare albero di carrubo ha rinvenuto ben due splendidi esemplari del prelibato fungo di carrubo. Uno scovato proprio all'interno del tronco e l'altro collocato un po' più in alto, ben in vista, pronto per essere raccolto.
Come ci racconta Peppe, per lui questo appuntamento annuale è ormai un vero e proprio rito e l'antico carrubo non manca mai di fargli questo speciale dono. Ma la vera particolarità sta nel modo in cui Peppe ama cucinarlo: a differenza della tradizione classica locale, che lo vede spesso abbinato alle lumache (i babbaluci) o alla carne di maiale, Peppe lo consiglia e lo preferisce sempre accoppiato al pesce!
L'anno scorso lo ha preparato con un gustoso sugo di polpo, mentre quest'anno si è superato proponendo un piatto davvero invitante: linguine con gamberetti e fungo di carrubo. La consistenza e la delicatezza del fungo fresco si sposa infatti in modo eccellente con i sapori del nostro mare.
Un'eccellenza della tradizione: il Fungo di San Bartolomeo( chiamato così perché cresce in concomitanza dei festeggiamenti del Santo il santo si venera il 24 agosto)
Il fungo di carrubo (nome scientifico Laetiporus sulphureus) è uno dei tesori gastronomici più ricercati e apprezzati degli Iblei. Conosciuto tradizionalmente anche come Fungo di San Bartolomeo — poiché la sua comparsa coincide spesso con il periodo festivo dedicato al Santo patrono di Scicli a fine agosto e con le prime piogge di fine estate —, cresce parassitando i vecchi tronchi di carrubo.
La sua carne soda, dal colore giallo-arancio vivo quando è fresco, ha una consistenza compatta che ricorda per morbidezza quella del petto di pollo, rendendolo estremamente versatile in cucina.
Da appassionato autodidatta della nostra storia e delle tradizioni locali, amo condividere questi piccoli e grandi scorci della nostra campagna e della nostra tavola. Se anche voi avete storie, ricette o testimonianze sul fungo di carrubo o sulle tradizioni del nostro territorio, vi invito a contribuire nei commenti o a scriverci!
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