14/07/2022
Maternità della creazione
-grès e smalto ad alte temperature
Noi siamo l’argilla della terra e la mano che la plasma
Esiste un principio di fertilità che precede ogni forma di cambiamento, che sottintende alla genesi della mutazione. E’ un processo dapprima intuitivo che nasce in uno spazio incontaminato, vergine, atemporale, nel quale una materia inizialmente informe comincia ad essere richiamata dall’intento di emergere alla vita, alla manifestazione del concreto.
In una parola, all’esistere.
Qui, dove è l’asse temporale a scandire tutti i cicli di vita e morte, essa inizierà ad assumere in sé dei connotati precisi, che altro non sono se non la sintesi delle virtù che si sono avviluppate nel grembo sotterraneo della pre-creazione, dove ancora ella esisteva solo come idea non manifesta.
Ed è infatti in questa nuova realtà ri-emersa che avviene l’incarnarsi in una forma, che però, a sua volta, sarà costantemente richiamata, “solleticata”, da una direzionalità ben precisa che la inviterà non soltanto a esistere, ma a rinnovarsi in un continuo divenire moto circolare, mai statico, il quale, all’apice della sua maturazione la riporterà infine verso una graduale morte, al punto di partenza, in quel caldo grembo che l’aveva generata.
Per poi ricominciare da capo.
Dietro tale arcaico meccanismo non può che esserci un entità materna a dettare le regole del gioco; una Madre Mediatrice che assume in tal senso qualità divine, poiché in grado di fornire ogni volta la sostanza con cui potersi materializzare: sia in virtù della nascita della stessa vita umana, che in virtù di un idea o un progetto da realizzare, che di una qualsiasi opera artistica; fino ad arrivare in larga scala, alla concezione dei cicli naturali della terra, come ad esempio quelli della vegetazione scanditi dalle stagioni.
Si potrebbe quindi dire che c’è un aspetto di maternità in ogni ambito della creazione ma che questa entità femminea non vive in una realtà esterna a noi, bensì si muove constantemente nell’interiorità di ciascun essere umano. Nelle viscere del suo ventre.
E’ un energia che ci invita all’ascolto prima di ogni altra cosa; che ci invita ad agire, a cambiare quando è giunto il momento, a lasciare morire una parte di noi quando necessario, a far tesoro perfino della paura, della rabbia, quando si fan sentire.
Che ci invita soprattutto a ricordare ogni giorno la nostra origine più profonda, a portare a galla l’inspiegabile con qualunque mezzo a noi affine, costruendo così un ponte di collegamento tra il mondo di dentro e il mondo di fuori.
Tra l’onirico e il reale. Tra il magico e il conosciuto.
Ed è proprio questa connessione a generare ogni volta una nuova chiarezza in noi, una guarigione, non soltanto personale ma capace di travalicare i nostri stessi confini e giungere come messaggio ad una collettività a noi esterna.
Talvolta questo richiamo del femmineo è percepito come una improvvisa, sottile e inspiegabile nostalgia, altre come viscerale pulsione sensuale, altre ancora come frenesia creativa. Ma, qualunque sia la sollecitazione avvertita, la codificazione dell’arte rimane pur sempre il sommo mezzo attraverso cui la Dea Madre può continuare a manifestarsi a noi e in noi, nel suo eterno canto di terribile forza e amore.