17/07/2026
Pubblico un piccolo racconto che ha 30 anni, a cui sono visceralmente legata! Non correggo le incongruenze nè gli innumerevoli puntini di sospensione, ero in abbozzo, in attesa, e forse lo sono tutt'ora in parte! Qui si vede già i mio ancestrale legame con gli aracnidi!
RAGNO
“Ti donerò un ragno, non sai ancora camminare,
inciampi, i tuoi piedi li terresti volentieri altrove…
Ti donerò un ragno domani ricordamelo perché nel
silenzio cerchi sempre un pezzo di mare da qualche
parte, non dimenticando i cestini…”
Ti stupiva così, come un oracolo, le sue parole aprivano uno spazio solo per te… non ti restava che
contemplarlo e smettere ogni tua occupazione… A volte mi
mettevo con le mani conserte, e il naso per aria e lo ascoltavo. Stava lì con le gambe incrociate sotto lo sgabello,i lacci assenti, via via che lo guardavi ti accorgevi che aveva lo sguardo fisso, striato come l’edera, le mani a pugno, sopra il pullover blu, il pollice imprigionato di un semicombattente, la pupilla dilatata di chi è colmo di gioia…
Era bello: Per tutti era Tommy, per me era Ragno. Io capivo che filava. Gli bastava un punto d'appoggio qualsiasi. Un pensiero, un nome di donna, un nastro blu tra i capelli, delle dita: cose catturate dalla sua polaroid mentale,mai più disperse! Nel silenzio della biblioteca lui costruiva la sua tela… Intorno volava tutto, ronzii, festini, ma lui, lui era al sicuro sotto il suo spigolo di pensieri… Era bellissimo e in fondo tutte erano innamorate di lui ma non sapevano come avvicinarlo… Aveva una voce dissonante come la grandine… gli argomenti dei suoi racconti erano lontani
spazio – tempo, come fanno i bambini lui trovava sempre il suo equilibrio perfetto, come un ragno fa con la sua tela di seta iridescente….
Mentre passeggiavamo, tra un’ora di studio e l’altra, dalla sua altezza faceva su e giù con il naso perché, diceva lui aveva un ragnetto nero danzante lì appeso. La sua vita scorreva più velocemente della mia, vorrei dire come l’olio, perché ci danzava dentro, gli spigoli c’erano ma erano“lunghi ameni di ricognizione di pensieri”…Aveva una cinquecento blu, come la mia… ma coi
sedili rossi era bello passare la domenica pomeriggio in collina, scorrazzando tra vialetti erbosi, ulivi e nuvole bevendo birra e leggendo bei libri, parlare di donne… Le nuvole che si affollavano su noi con i calzoni rovesciati fino ai ginocchi, noi che attendevamo i goccioloni.
Una sera mentre guidava, c’era un gran rumore di lamiere battute, mi guardò con aria interrogativa e mi disse:“A me il girotondo fa schifo, voi, tu, Mara, Alex, è una vita
che vivete così per terra, odio pure il sole che snida i nidi di
ragno, un sogno di chi si sveglia di soprassalto…”
Me lo ricordo pure ora, non stava mai con noi ai prati dietro la facoltà, se ne stava tra i giunchi di quel fiumaccio puzzolente dietro casa… Si faceva corteggiare dal vento i capelli e amava così tanto le sue parole che le coltivava in silenzio.Nel silenzio si vedevano i ragni tra noi, hanno uno sguardo grande e movimenti lenti sopra la terra…”
Un giorno, l’ultimo, dopo una passeggiata al parco si buttò a terra disperato: il suo ragnetto, quello col pancino crociato che stava, secondo lui, appeso al naso era morto (qualcuno sicuramente gli aveva detto che era matto)…
Aveva appena piovuto, come ogni volta che uscivamo, e lui faceva buche per terra con le mani e disse:
“Il ragno
dondola su e giù, trae seta dalla sua carne, non ha
bisogno di questo fango appiccicoso, né di affondarci.Ragno
dentro per sentirsi sicuro, danza una trama bellissima
che è nel vuoto e nel silenzio, un giorno ci sbatti contro e
resti imprigionato nel niente che, pure ti serra la gola…
Il ragno è per terra, non sa che fare, è troppo piatto
per volare aspetta un PIEDE…”
Si alzò e se ne andò dalla mia vita in punta di piedi,
con i pugni indifesi lungo i fianchi, se ne andò tra l’edera…
A volte il vuoto mi avvolge di scatto… “Ti donerò un
ragno, diceva, di quelli piccoli come le tue mani quelli
fatti di niente, piccoli soli anneriti, che scruti i solchi e ne
disegni la via…”..
racconto inedito.