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Nel panorama della ricerca contemporanea, il lavoro di Pidien si inscrive in una linea di indagine che mette in crisi la tradizionale dicotomia tra pittura e scultura...

23/05/2026
01/04/2026

Pidien. Oltre la superficie

Nel panorama della ricerca contemporanea, il lavoro di Pidien si inscrive in una linea di indagine che mette in crisi la tradizionale dicotomia tra pittura e scultura, proponendo una sintesi linguistica che trova nella pittoscultura il proprio dispositivo operativo. In questa pratica, la superficie pittorica cessa di essere luogo esclusivo della rappresentazione per divenire campo espanso, spazio attivo in cui la materia si organizza secondo una logica stratificata e relazionale.
La tela, lungi dal costituire un supporto neutro, si configura come primo livello di intervento: un territorio che accoglie innesti materici eterogenei – tessuti, carte, elementi lignei e naturali – i quali introducono una dimensione tattile e una densità semantica che eccede la pura visibilità. Il colore, steso prevalentemente in acrilico, agisce come principio di coesione, ma anche come dispositivo di attraversamento, capace di mettere in tensione le diverse componenti dell’opera.
È tuttavia nell’introduzione della lastra di plexiglass, modellata e sospesa rispetto al piano della tela, che il lavoro di Pidien trova uno dei suoi nuclei più significativi. La distanza fisica tra i due livelli non è un semplice espediente tecnico, bensì un vero e proprio spazio interstiziale: un luogo immateriale in cui la luce si inscrive, generando ombre che diventano parte integrante della composizione. In questo senso, l’opera si attiva nel tempo e nello spazio, mutando al variare delle condizioni ambientali e coinvolgendo lo spettatore in una fruizione non statica ma esperienziale.
L’origine iconografica dei lavori, spesso mediata dallo sguardo fotografico, introduce un ulteriore livello di complessità. L’immagine, sottratta alla sua fissità originaria, viene traslata in una dimensione tridimensionale che ne ridefinisce i codici percettivi, sospendendo il rapporto tra realtà e rappresentazione.
La pratica di Pidien si configura dunque come una ricerca aperta, attraversata da una tensione costante verso la sperimentazione e l’ibridazione dei linguaggi. In essa, la trasformazione della tela in struttura tridimensionale non è soltanto un esito formale, ma il riflesso di una più profonda indagine sulla percezione, sulla luce e sulla possibilità stessa dell’immagine di farsi spazio.
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Dott. Alessandro Rinnaldi
Curatore indipendente e storico dell’arte contemporanea

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Pidien. Beyond the Surface

Within the landscape of contemporary artistic research, Pidien’s work situates itself along a line of inquiry that challenges the traditional dichotomy between painting and sculpture, proposing a hybrid language that finds its operative core in what the artist defines as “pittoscultura.” In this practice, the pictorial surface ceases to function as a mere site of representation, instead becoming an expanded field—an active space in which matter is organized through a stratified and relational logic.
The canvas, far from acting as a neutral support, constitutes the first level of intervention: a territory that welcomes heterogeneous material insertions—textiles, handmade papers, wood, and natural elements—introducing a tactile dimension and a semantic density that exceed pure visuality. Acrylic color operates here as both a unifying agent and a disruptive force, capable of holding together and simultaneously activating tensions among the various components of the work.
A crucial turning point emerges with the introduction of a shaped plexiglass panel, suspended above the pictorial plane. This physical between the two is not merely a technical solution, but rather an interstitial space—an immaterial threshold in which light inscribes itself, generating shadows that become integral to the composition. In this sense, the work unfolds across time and space, shifting in response to environmental conditions and engaging the viewer in a dynamic, experiential mode of perception.
The iconographic origins of Pidien’s works, often mediated through photography, add a further layer of complexity. The image, removed from its original fixity, is translated into a three-dimensional dimension that reconfigures its perceptual codes, suspending the relationship between reality and representation.
Pidien’s practice thus reveals itself as an open-ended investigation, driven by a continuous tension toward experimentation and the hybridization of languages. The transformation of the canvas into a three-dimensional structure is not merely a formal outcome, but the manifestation of a deeper inquiry into perception, light, and the very possibility of the image becoming space.
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Dr. Alexander Rinnaldi
Independent Curator & Contemporary Art Historian

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