21/06/2026
"Un sommergibile giapponese ci mise due siluri dentro la pancia. Stavamo tornando dall'isola di Tinian a Leyte, avevamo portato la bomba, quella che scoppiò a Hiroshima. Millecento uomini finirono in mare. La nave affondò in dodici minuti. Il primo squalo si fece vivo dopo una mezz'ora, un tigre di quattro metri. Sai da cosa ti accorgi se uno squalo è grosso quando sei in acqua? Dalla distanza fra la pinna dorsale e la coda. Noi non lo sapevamo, ma la nostra missione era talmente segreta, che non era stato neanche mandato l'S.O.S! Per una settimana non si accorsero che eravamo spariti. Insomma alle prime luci cominciarono ad arrivare gli squali. Noi ci eravamo riuniti in gruppi stretti, una specie di quei quadrati che si fanno nelle battaglie, quelli che si vedono nelle stampe della battaglia di Waterloo. L'idea era che quando lo squalo si avvicinava ad un uomo, quello si mettesse ad agitare l'acqua gridando a squarciagola! Qualche volta lo squalo se ne va, ma qualche volta non se ne va per niente. Ti fissa dritto negli occhi... Sai che hanno di strano gli squali? Hanno degli occhi senza vita, sono p***e nere senza luce dentro. E quando uno ti si avvicina non credi neanche che sia vivo... finché non ti morde. Quelle p***e nere cominciano a roteare e poi, ad un tratto senti un urlo acutissimo e terribile. E l'acqua intorno diventa rossa. E in mezzo a quella schiuma e a quel casino ti arrivano tutti addosso! E cominciano a farti a pezzi... Insomma, quella prima mattinata perdemmo cento uomini. Non so quanti fossero, forse mille squali, si mangiavano una media di sei uomini ogni ora. Quel giovedì mattina capitai accanto a un mio amico, un certo Harby Robinson, di Cleveland. Un giocatore di Baseball. Era il nostromo. Credevo che dormisse. Allungai un braccio per svegliarlo. Lui si capovolse come una specie di trottola galleggiante. Era a metà. Eh, sì. Se l'erano mangiato vivo dalla cintola in giù. A metà del quinto giorno un Lockheed Ventura ci avvistò, passò a bassa quota e ci vide. Era un pilota giovane, molto più giovane del signor Hooper. Comunque ci avvistò e venne a guardare. Tre ore dopo arrivò finalmente un grosso PTY che cominciò a raccoglierci. E vi giuro che quello fu il momento in cui ebbi più paura, mentre aspettavo il mio turno. Non mi metterò mai più un salvagente addosso. Insomma, eravamo finiti in mare in più di mille, ne uscimmo in trecentosedici, gli altri li avevano mangiati gli squali. Era il 29 giugno del '45. Comunque, avevamo consegnato la bomba!"
Esattamente 51 anni fa nei cinema arrivò il film che vi farà amare la montagna: Lo Squalo.
Indiscutibilmente il film più importante della carriera di Steven Spielberg, ma secondo me è addirittura il più bello, quello in cui il suo modo di fare cinema ha fatto maggiormente la differenza.
Sicuramente molti vorranno dire che questo regista dal punto di vista dell'intrattenimento puro - Jurassic Park, ET, Indiana Jones - o sul lato delle emozioni - Schindler's List, Salvate il Soldato Ryan - ha saputo toccare vette immensamente più alte, ma questo resta e resterà sempre IL film di Spielberg, quello che lo ha lanciato e fatto capire al Mondo che questo grande autore nella sua carriera avrebbe regalato tantissime perle.
Da pochi mesi Lo Squalo ha compiuto 50 anni ed è così che spero verrà ricordato, perché per Spielberg è stato come l'Edward Mani di Forbice di Tim Burton, è stato il Memento o il The Prestige di Nolan, l'Arrival di Villeneuve, le Iene o Pulp Fiction di Tarantino, è stato tutti i vecchi film di Martin Scorsese.
Semplicemente uno di quei film che solo a guardarlo da l'idea di raccontare un pezzo di storia di cinema.
Come dico sempre quando parlo di Scrittura Creativa e illustro l'importanza dei personaggi in una storia: questo non fu un film su uno squalo, fu un film su una cittadina attaccata da uno squalo, con un ottimo personaggio "di cartello", ma che fondamentalmente apparve per soli due minuti per lasciare spazio a una storia piena di umanità e narrata con una prospettiva geniale.
E se chiedete a Spielberg la ragione del suo successo lui vi dirà con modestia che il merito è tutto della colonna sonora di John Williams, ma quella fu solo una parte straordinaria di un mosaico straordinario.