21/04/2026
Ci sono luoghi che smettono di esistere solo per chi non li ha vissuti.
Lo studio di mio padre oggi non c’è più.
Le pareti, la luce, l’odore acre dei colori: tutto dissolto. Ma io continuo a entrarci ogni volta che chiudo gli occhi.
Ho una foto. Un grembiule appeso, consumato, sporco di pittura.
Non è solo un oggetto: è la prova che le mani che lo indossavano hanno lottato, creato, sbagliato, ricominciato. È il segno fisico di una vita spesa a trasformare il silenzio in colore.
Mio padre non dipingeva soltanto quadri. Dipingeva il tempo, la fatica, l’impegno a lasciare una traccia.
E forse è questo che resta davvero: non i muri di uno studio, ma ciò che quei muri hanno visto nascere, le sue opere che vivono oltre lui.
Ci insegnano che le vite finiscono, ma non ci dicono che certe presenze, invece, cambiano forma e basta.
Quel grembiule è ancora lì. E in qualche modo, anche lui.