01/04/2026
Mi sono resa conto di una cosa: ogni volta che mi intervistano sulla mia poetica… faccio delle facce assurde. Ma proprio da meme.
Cioè, dentro di me penso di essere intensa, profonda, quasi ieratica… e invece fuori sembro una via di mezzo tra “sto spiegando l’esistenza” e “ho appena visto un gatto parlare”.
E la cosa più divertente è che non è una novità: lo facevo già da giovane. Foto serie? Io con smorfia. Momenti importanti? Io con espressione teatrale degna di un monologo interiore non richiesto.
Ho provato a darmi una spiegazione psicologica (perché ovviamente non potevo non farlo): probabilmente è un mix tra ipercoinvolgimento emotivo e bisogno inconscio di “tradurre” concetti complessi anche con il volto. In pratica, mentre parlo, il mio cervello dice: “Ok, spiegalo bene”… e la mia faccia risponde: “Tranquilla, ci penso io, lo mimerò TUTTO.”
Risultato: io parlo di poetica… e il mio viso fa teatro sperimentale.
Morale: se volete capire davvero quello che dico, ascoltatemi.
Se invece volete divertirvi… togliete l’audio e guardatemi!
🔗 https://www.youtube.com/live/S0M2f6mmTuA?feature=shared