26/06/2026
Quando accade un evento così rilevante da toccare profondamente decine di migliaia di persone, trovare le giuste parole non è facile.
Non mi esprimo nel merito delle decisioni prese dalle autorità olandesi, perché non ne ho le competenze.
Quello di cui mi sento di parlare, invece, è ciò che questa cancellazione rappresenta per chi vive questa scena da dentro.
Molti si aspetterebbero che un addetto ai lavori dicesse la sua in merito, e vedo che chiunque ne sia rimasto coinvolto sta esprimendo la propria opinione.
Nel mondo accadono cose sicuramente “peggiori”, ma se penso a ciò che significa il Defqon per “noi” della community, non posso fare a meno di notare quanto l’impatto di questa cancellazione si avvicini a una “tragedia” emotiva di massa.
Per noi è un po’ così, anche se in tanti non lo vogliono ammettere.
La verità è che quel weekend è diventato, per molti, il culmine che ogni anno si aspetta “pazientemente con ansia”.
Il mio pensiero va a chi ci ha lavorato duramente per un anno; a chi ha passato ore e ore in studio per preparare nuova musica o anche semplicemente performance strabilianti; a chi ha fatto il giro del mondo per esserci; a chi ha fatto sacrifici per comprare il biglietto e vivere quel weekend fuori dal mondo che ci circonda, per entrare nel “nostro” e condividerlo con una community che, negli anni, ha dimostrato un senso di appartenenza senza eguali.
È un duro colpo, sì, e ciascuno di noi ha perso qualcosa di importante.
Ma cerchiamo di non mettere in croce chi si è trovato a prendere l’unica decisione sensata che potesse prendere per ridurre i danni… perché sono i primi ad aver visto andare in fumo un anno di lavoro.
È anche grazie al loro lavoro se esiste un festival così. Cerchiamo di ricordarcelo e di sostenere la nostra scena finché ce ne sarà una, perché è tenuta in piedi anche grazie a eventi come il Defqon.❤️
-dance