04/08/2026
Qui vi presentiamo una delle nostre ricostruzioni di un oplita, in quanto attrezzato da sé, etrusco-romano, appartenente alla prima o seconda classe di censo secondo la riforma Serviana.
Siamo a cavallo tra VI ed il V secolo a.C.
L'equipaggiamento, ibrido ellenico-etrusco-italico, riflette perfettamente le tendenze che aveva Roma a cavallo tra il periodo Regio e la fase Alto Repubblicana.
Vediamolo in dettaglio a partire dai dettagli ornamentali:
Al collo figurano perline e monile di provenienza Fenicio-Punica. Risale al 509-508 a.C. il primo grande accordo tra Roma e Cartagine, il quale spartiva le aree d'influenza della ormai centenaria potenza Cartaginese e dell'emergente potenza, ancora regionale, Romana.
In questo accordo digurano anche gli alleati di Roma e le città controllate dai Romani, tra le quali possiamo annoverare Ardea stessa.
Notiamo qui anche l'arma secondaria della quale si scorge il popolo. Come presso i vicini Italici, l'arma più diffusa è lo Xiphos, che presso i Latini si affiancherà alla Kopis dalla lama ricurva e dalla lunghezza notevole.
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L'armamento difensivo è composto da una pesante Spòlas rivestita di squame, modello di derivazione ellenica e diffuso presso Etruschi e Latini.
Gli schinieri in bronzo fasciano le gambe, proteggendo il fante da eve tuali colpi bassi al di sotto dello scudo.
A completare L'armamento offensivo qua notiamo l'arma principale l'Hasta, che corrisponde al Dory greco ( δόρυ ).
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L'elmo, modello Negau-Vetulonia, è tipicamente etrusco, adorato con una cresta longitudinale. Questa tipologia di elmo di diffuse anche presso vicine popolazioni italiane, andando a sviluppare varianti regionali. È un elmo la cui diffusione si vedrà a partire dal VII sec. a.C., fino almeno alla prima metà del IV sec. a.C.
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Lo scudo oblungo, Scutum, qui è ripreso direttamente dalla Situla della Certosa, proveniente dall'Etruria Padana.
Si tratta di uno dei possibili modelli imbracciati dagli opliti di seconda e terza classe della riforma Serviana.
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