12/01/2026
I tetrarchi
293-303 circa
Passeggiando per Piazza San Marco, tutti si soffermano sulla magnificenza della Basilica, sui mosaici a fondo oro collocati in cima alle porte d'ingresso, sui cavalli bronzei trafugati a Costantinopoli nel corso della IV Crociata, in quello che poi sarà ricordato come un vero e proprio (e scandaloso) saccheggio.
Pochi notano questo gruppo scultoreo, collocato all'angolo della facciata principale. Si tratta tuttavia di un'opera di grandissimo rilievo storico e artistico.
Innanzitutto il materiale: porfido rosso. Forse non sapete che il porfido era un materiale assai raro, ricavato da una sola cava in Egitto e per questo destinato a committenze imperiali. Le sculture avevano infatti un intento fortemente propagandistico e proprio per questo rappresentano un'importante rottura con la tradizione artistica precedente. Se prima l'arte romana si rifaceva alla mimesis, cioè all'imitazione della natura, tanto amata dai Greci, i Tetrarchi si presentano come un gruppo compatto di quattro figure prive di qualsiasi intento ritrattistico. I personaggi sono resi in maniera schematica, semplice, uniti da un intreccio di braccia e volti che vuole comunicare la solidità dell'Impero romano, forte e coeso da Oriente a Occidente. Queste sculture, che passano in sordina davanti allo splendore della cornice architettonica nella quale sono inglobati, sono fondamentali per mostrare come l'arte abbia deciso di cambiare direzione, assumendo una fortissima valenza simbolica, a scapito del realismo. Una tendenza che si protrarrà poi per tutto l'Alto Medioevo.