30/09/2025
Da dove partire? Partiamo dal primo giorno in cui ho telefonato al negozio. Dall’altro lato del telefono una voce: «Pronto, Maria Calella Spose, come posso esserle d’aiuto?».
Io, che non avevo proprio intenzione di passare per tutte le peripezie che avevano coinvolto i miei genitori – dal locale incendiato ad altro – con una voce sottile che non mi apparteneva risposi: «A settembre mi sposo, vorrei ve**re in negozio per vedere qualcosa, niente di più».
E la persona dall’altro lato: «Sei in ritardo. Siamo a fine maggio, devi ve**re il prima possibile. Va bene sabato alle 17:00?».
«Sì, va bene».
«A sabato».
Avvisai mamma e papà, che quasi mi avevano supplicato di scegliere, per una volta, un negozio vicino casa senza dover girare mezza Italia. E allora mi convinsi.
Entrai il sabato in negozio con faccia tosta, senza lasciar trasparire emozioni. I miei erano stati avvisati: nessun “bellissimo”, nessun commento, tanto non lo prendo da qua. Io non sapevo cosa volessi.
Entriamo e da una porticina che conduce a una lunga scala vedo arrivare una ragazza minuta. Si presenta: «Piacere, sono Livianna».
Tra me e me pensavo: che bel nome, così inusuale. Lei, con dolcezza, iniziò a riempirmi di domande: «Sai già cosa vuoi? Hai visto qualcosa?».
Io avevo visto tutto, ma non sapevo cosa volessi davvero. Ho sempre indossato ogni cosa: stile androgino, vestiti lunghi, corti, in pizzo, lavorati, di ogni tipo. La gente si aspettava da me un vestito che mi rappresentasse.
Livianna si tocca i ricci, io guardo mamma e con gli occhi le dico: te l’avevo detto, non va bene questo negozio.
Poi, però, Livianna mi porta con sé. Dopo il primo abito capisco cosa non volevo. Dopo il secondo, ancora di più. Alla fine le dissi: «Dammi qualcosa che nessuno indosserebbe, pensando che sia troppo. Qualcosa di tuo, vero, personale e frizzante. Qualcosa che lasci a bocca aperta».
E lei: «Ho una cosa per te, l’ho portata in Spagna, collezione 2026. Arrivo».
Torna con un abito pieno di rose di seta. Stupendo. Lo indosso e mi si accendono gli occhi. «Ci siamo quasi – le dico – ma non è proprio così. Aiutami».
Con quell’empatia e sensibilità che solo Livianna – fino a poco prima una perfetta estranea – possiede, mi dice: «Prova alcuni pezzi: te lo disegno addosso».
Ci porta in ufficio e lì inizia la magia: in pochi minuti crea un capolavoro. Lei è arte, pazienza, ascolto. Io mi innamoro prima di lei e poi della sua creazione.
Nei giorni seguenti la mia ansia cresceva: appuntamenti saltati, stoffa che mancava. Ma Livianna c’era sempre. Presente, precisa, instancabile. Poi conosco anche sua sorella, suo fratello, infine i genitori e i nipotini. Una famiglia: questo è Maria Calella.
Ogni sera, tra risate, scherzi e attese infinite, vedevo Livianna stancarsi, dimagrire, farsi debole… ma mai spegnersi. Sempre pronta a dirmi: «Sarai bellissima. Sei bellissima».
Alla fine confessa: «Ho rimandato un’operazione per te». Io penso: è una pazzia. Ma le passioni sono così.
Arriva l’ultima prova. Livianna mi aveva letto dentro: non so come un abito possa rendere una persona così sicura di sé. Non ho mai pianto per il vestito, ma finalmente iniziavo a dire: «Qui voglio questo, qui lo preferisco così».
Il giorno del matrimonio Livianna era con me. Mi ha portato l’abito a casa, con i suoi pezzi che sembravano tanti ma erano uno solo, e lì mi sono commossa. Non solo per la bellezza, ma per lei, per il suo lavoro. Mi ha accompagnata in chiesa, ha aperto il mio velo – con quella scritta così lunga che sa solo lei quanto le sia costata – e mi ha detto: «Vai a sposarti. Sei bellissima, Mariangela. Non pensare a nulla. Testa alta e spalle dritte».
E lì ho pianto. Per lei, per le sarte, per lo stress di Giuseppe che noi spose facciamo impazzire, per la mamma Maria che ancora oggi lavora ogni giorno, per i bimbi che crescono correndo tra stoffe e pizzi.
Alla fine forse l’abito non era per tutti. Ma era il mio. E io mi sono sentita bellissima come mai prima.
Questo è il sogno che hanno costruito loro.
Questo è Maria Calella Spose: persone squisite, sempre una certezza.
Questa è Livianna: un’amica, una confidente, un’artista.
Questo è Giuseppe: paziente, disponibile, preciso.
E questa sono io: che ancora oggi guardo le rose, il pizzo francese… e sogno.
Grazie di cuore a tutta la famiglia Maria Calella per aver reso indimenticabile questo viaggio e per aver trasformato un abito nel ricordo più bello della mia vita.
💥 MARIA CALELLA SPOSE 💥