Penna Poesie e brevi racconti

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Tatiana Tati LemmiAmore infinito: inchiostro dell'animaVisiterò talora il tuo sognocome un ospite intruso, inatteso.Non ...
17/02/2026

Tatiana Tati Lemmi
Amore infinito: inchiostro dell'anima
Visiterò talora il tuo sogno
come un ospite intruso, inatteso.
Non mi lasciare sulla strada, fuori,
e non serrare le tue porte.
Silente entrerò. Seduto calmo,
il buio fisserò per percepirti.
E dell'immagine di te ricolmo,
ti bacerò per subito svanire.
Nikola Vaptzarov
Opera di J. William Watherhouse "Ariadne" 1898

16/02/2026

Il Palazzo che Sussurrava
Palazzo de Larderel non appariva mai in fretta. Ti lasciava arrivare, respirare, e solo allora iniziava a raccontarsi. La facciata, elegante e discreta, sembrava osservarti in silenzio, come fanno le persone che non hanno bisogno di ostentare per farsi ricordare.
Appena varcato il portone, la città restava fuori. Lo scalone monumentale ti accoglieva con la calma di chi ha visto passare secoli di passi importanti. Ogni gradino in marmo custodiva un’eco: un fruscio di seta, un discorso sussurrato, un valzer lontano.
Il salone principale era il cuore del palazzo. La luce, entrando dalle finestre alte, accendeva gli affreschi del soffitto e faceva brillare gli specchi antichi, che sembravano moltiplicare non solo lo spazio, ma anche le memorie. Bastava fermarsi un istante per immaginare una festa d’inverno, un lampadario acceso, una risata che attraversa la stanza.Più in là, le stanze private raccontavano un’altra storia: quella quotidiana, fatta di silenzi e piccoli gesti. Pavimenti che scricchiolavano piano, porte intarsiate che si aprivano come pagine di un diario, un camino spento che sembrava ancora trattenere il calore di un inverno lontano.
Camminando lungo il corridoio, avevi la sensazione che il palazzo respirasse. Non parlava, ma sussurrava. Ogni finestra incorniciava Livorno come un quadro, ogni ombra sembrava custodire un ricordo.
Quando uscii, il vento del porto tornò a farsi sentire. Ma questa volta portava con sé qualcosa del palazzo: una storia non detta, un invito a tornare.
Perché Palazzo de Larderel non si visita.
Si ascolta.

15/02/2026

La storia vera in poche righe
Rossini compose Il barbiere di Siviglia in circa due settimane nel 1816.
Per evitare polemiche con i fan di Paisiello (che aveva scritto un altro Barbiere), lo intitolò inizialmente “Almaviva, o sia l’inutile precauzione”.
Alla prima rappresentazione, il 20 febbraio 1816, successe di tutto:
un gatto attraversò il palco
strumenti che si rompevano
cantanti agitati
pubblico ostile che fischiava
Fu un disastro totale.
Ma già dalla seconda sera, senza sabotatori, l’opera esplose in un trionfo.
• Da allora è diventata una delle opere più amate di sempre.

Indirizzo

Livorno

Sito Web

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