22/02/2021
Il significato della parola raku, arriva da molto lontano. È una tecnica di cottura, il cui nome ha origine da quello di un’antica famiglia di ceramisti giapponesi; per questa ragione essa è nota con questo nome solo in Occidente mentre in Giappone sussiste come metodo veloce per effettuare la seconda cottura.
A questa tipologia di creazioni in Oriente viene attribuito grande valore, soprattutto se realizzate dalle più note famiglie di maestri vasai. È parte fondamentale nella creazioni di oggetti, per la cerimonia del the. Si risale intorno al XVI secolo.
Si ottiene tramite una seconda e particolare cottura, quando il pezzo ancora incandescente, viene messo in un contenitore metallico, con foglie, carta, segatura e che a contatto con questi ultimi, provoca l’accensione di una fiamma che produce una riduzione di ossigeno.
Ne consegue una formazione di particolari lustri nella smaltatura e annerimento delle parti non colorate del biscotto.
Ma veniamo a noi.... ✨
Il raku è tradotto come schok. Il pezzo, a tutti gli effetti, implode ed esplode. Ha una trasformazione nel momento stesso in cui "brucia di più" e viene tolto, in modo "brutale", dal suo ambiente, il fuoco, in cui appunto arde.
Si ritrova "in assenza di ossigeno"... Non respira... E mentre c'è questa sospensione di sé, in cui l'aria manca, arriva uno sbalzo termico inaspettato. Sente freddo....
Addirittura più tardi, si userà l'acqua come elemento ultimo, per lavare via i segni rimasti di questo schok e far brillare ciò che è successo "da dentro".
Perché mentre lui pensava di morire, non respirava e sentiva freddo e buio, avveniva la sua più bella trasformazione.
Il raku ha lo stesso destino del bruco che rinasce farfalla. Del dolore dell'ostrica, che ferita da un granello di sabbia, lo trasforma in perla.
Il raku ha la stessa storia di molto di noi.
Quando per qualche motivo, veniamo tolti dal nostro fuoco in cui bruciavamo e veniamo costretti a fare i conti col nostro buio, l'aria che manca, un freddo terribile...
Finché non vieni lavato. Che sia pianto, che sia pioggia...
Ed è lì, che inaspettatamente, dove c'erano ferite, escono colori, lustri, dorature.
In cui tutto ha un senso nuovo, meraviglioso e incredibile.
Il significato etimologico della parola è "gioia di vivere", realizzazione, soddisfazione.
Ma come? Non eri morto??
Era solo la crisalide che si stava spaccando....
E adesso senti la gioia di essere rinato, nuovo, fortificato, provato da tutti gli elementi.
A volte è NECESSARIO questo morire.
Per non sopravvivere ma vivere e divenire il pezzo unico che ognuno può essere.
Se lo vuole. Se è disposto a perdersi. A morire un po'.
La primavera è già qui.... Vi auguro una rinascita bellissima, almeno quanto la mia 💛