19/06/2026
C'è un'espressione che sento usare spesso, forse troppo spesso: "bisogna separare l'uomo dall'artista". Personalmente non mi ha mai convinto fino in fondo. Non perché sia impossibile distinguere le due cose, ma perché raramente vedo applicare questo principio con coerenza. Spesso siamo più indulgenti con chi amiamo e molto più severi con chi ci è indifferente. Alcuni vengono perdonati con facilità, altri finiscono nel tritacarne mediatico prima ancora che emerga un quadro chiaro della situazione. Per questo ho seguito con un certo dispiacere tutto quello che è successo attorno a Neil Gaiman. Al di là delle opinioni personali, le polemiche hanno avuto un impatto concreto sui suoi progetti, tra cancellazioni, ridimensionamenti e cambi di programma. Tra questi c'è stata anche Good Omens, costretta a concludersi con una terza stagione ridotta a un unico episodio speciale.
Cosa mi è piaciuto: La mia paura più grande era che novanta minuti non fossero sufficienti per chiudere una storia che aveva ancora tante cose da raccontare. Fortunatamente il cuore della serie, ovvero il rapporto tra Aziraphale e Crowley, riceve una conclusione soddisfacente ed emotivamente appagante. Anche il conflitto tra Paradiso e Inferno trova una sua chiusura coerente, regalando un finale che riesce a lasciare qualcosa allo spettatore senza tradire lo spirito della serie.
Cosa non mi è piaciuto: I tempi ristretti si fanno sentire. Molti personaggi secondari vengono inevitabilmente sacrificati e finiscono per avere ruoli funzionali alla trama senza lasciare un vero segno e in più di un momento si percepisce la sensazione di una storia costretta a correre verso il traguardo.
Considerazioni finali: Good Omens probabilmente non si è conclusa nel modo che avevamo immaginato all'inizio del percorso, ma nonostante tutto riesce a chiudere con dignità e anche con una buona dose di emozione. Certo, si avverte che alcuni elementi avrebbero avuto bisogno di più respiro, ma il finale funziona e rende giustizia ai suoi protagonisti. Rimane il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere.