21/08/2026
Incontro con Dario Ferrari a Trame d’Estate (Seravezza) per la presentazione de “L’idiota di famiglia”, l’ultima uscita per Sellerio.
Dopo “La ricreazione è finita”, l’autore di origini viareggine non delude. Tra pagine dai toni quasi diaristici e capitoli da romanzo storico ben costruito (ma in forma ancora dattiloscritta, i lettori capiranno), ci restituisce con matura ironia un mondo estremamente realistico, talmente realistico da essere tangibile. La sua scrittura abbraccia molti “tipi” sociali: l’aspirante accademic* fallit* o quasi, il professore, il pensionato, l’editrice radical chic, quella che si laurea da adulta, la scrittrice ma anche l’osteopata, inevitabile-fedele compagn* di quei malinconici 30-40enni che solo l’altro ieri erano assidui frequentatori dei locali notturni di Viareggio.
In sintesi: universi che sembrano biografie (ma come ha fatto Ferrari a scrivere cose che sembrano tratte dalla mia vita?) e invece sono storie più universali di quello che sembrano.
«Quando Freud deve definire, un po’ a tentoni, la malinconia, dice che somiglia a un lutto senza defunto. […] E gli oggetti assenti di questo lutto, quelli per cui provo malinconia senza che esistano davvero, ho la sensazione che siano tutti gli io che non sono stato e che avrei potuto essere, e che in un certo senso incontro ogni volta che lascio il piacevole anonimato della metropoli, in cui tutto è sgranato, pixellato, e dunque in un certo senso smussato e inoffensivo, e vengo investito dalla contundente definizione della mia città natale in cui ogni strada, ogni albero, ogni tramonto e ogni occhio posato sul tramonto mi riguardano e mi contengono, e dunque mi appaiono nettissimi, quasi taglienti».