25/05/2026
I DIALETTI DELL’ESSERCI
Non sono scopulo incrollabile
alle intemperie del tempo,
piuttosto foglia pervicace
che ha imparato il dialetto del vento.
Riva aperta, vulnerabile e arresa
alle carezze e ai ceffoni d’oceano,
che accolgo, volente o nolente,
trovando la mia stessa forma.
Si sgretolano le maestose montagne
ed i fiumi cambiano corso
ancheggiando tra le piazze
di terre ostili…
Eppure nessuno li chiama sconfitti.
C’è ancestrale bellezza nel loro mutare,
come c’è dignità nel piegarsi del salice
sotto spire rovinose di Maestro.
Ed io mi nutro di questa perfetta imperfezione,
poiché sono fragile
come la prima neve che si scioglie al sole,
ma intanto cambia i colori del mondo.
E allo stesso tempo potente
come l’erba che spacca l’asfalto,
ignorando impavida il suo consenso.
Mai resto veramente indifesa
nell’arrendermi al buio,
ove svestita d’ogni inutile orpello
la mia nudità si fa arma affilata
nella voglia d’esistere.
Sabry