27/12/2023
Sganzistaffio .
Dopo più di dieci anni di lavoro e successi , si conclude in modo ufficiale la storia della Compagnia .
Tantissimi ricordi e soddisfazioni , per un viaggio vissuto con grande impegno e smisurata dedizione . Sganzisgatto era nata grazie alla vitalità di un pugno di persone , libere , anticonformiste , indipendenti e ribelli , pronte a sfidare le regole del mondo dello spettacolo , abili “trovatori” in un mondo di noioso vecchiume.
Eravamo quelli strani , originali, fuori dal coro, pronti ad abbattere i paletti delle regole, del “si fa così e zitti”, quelli che , se manca il tavolo, lo statuto lo firmano sul marciapiede, coraggiosi avventurieri di epiche missioni , dei veri guerrieri ,senza armi convenzionali .Abbiamo amato le sfide impossibili e ne affrontavamo i rischi col sorriso ; Il caldo , il freddo , le fatiche e gli imprevisti , non potevano fermare la nostra musica.
Questo non vuole essere uno sdolcinato addio , ma dopo tanto silenzio , mi pareva giusto che ci fosse un ultimo comunicato su questa pagina social, che è stata il mezzo della nostra modesta propaganda , e se qualcuno si chiedesse chi è che scrive , non si sorprenderà : sono il doctor Frankenstiiiiin! Quello che arrivava per primo , che per ultimo spegneva le luci del teatro , quello che le ha fatte TUTTE , anche con la febbre , quello che ha avvitato milioni di viti , srotolato chilometri di cavi , memorizzato migliaia di battute , scritto dozzine di canzoni , quello che alla fine di ogni spettacolo prendeva la chitarra e cantava insieme a voi “prova a dire Sganzisgatto”.
Senza falsa modestia , mi rendo conto che essere chiamato doctor Frankenstin , tutt’ora , significa aver lasciato un ricordo indelebile nella memoria di tante persone ; sono stati anni bellissimi, di chiassosa e frenetica socialità , una sorta di riscatto per un orso di campagna , quale sono.
Ho avuto l’onore di contare sulla fiducia di bravi collaboratori e di tanti affezionati spettatori , ed ho caparbiamente tenuto fede all’integrità di ogni progetto , nel bene e nel male ; cosa che ci costò ad esempio la rinuncia ad una serie di date nel prestigioso teatro della Luna di Milano , proprio per la mia inflessibile integrità nei confronti di un agente di spettacolo . La stessa inflessibilità che non ci ha mai visti affiliati a partiti politici o casati religiosi , con la conseguente chiusura di porte preferenziali.
Eppure facevamo spesso il pienone!
Una delle cose che in molti si ricordano , tra quelli che hanno transitato sul palco , sono gli abbracci. Ci abbracciavamo spesso , ci abbracciavamo forte , ci abbracciavamo emozionati , lunghi abbracci con tutti , maschi e femmine , giovani e meno giovani , comunisti e anarchici , atei e gesuiti , sudati e docciati, LG e BT, QI e A+… non c’è mai stata l’ombra di qualsivoglia discriminazione , al contrario , vigeva una coinvolgente solidarietà , anche per faccende non inerenti gli spettacoli ; porte aperte , tavole apparecchiate , letti rifatti e una spalla sempre a disposizione su cui potersi poggiare.
“Sono tante le persone sempre in cerca di un perché “, e in compagnia ho visto transitare di tutto, chi veniva per mera ambizione personale, chi per puro amore verso l’Arte, chi per fare un’esperienza, chi in cerca di un’avventura amorosa, chi a seguito del suo compagno , chi incuriosito dai nostri successi, chi semplicemente perché doveva ritrovare la via di casa in un periodo di burrasca ; di sicuro i gavettoni estivi e le grigliate di salsicce sarebbero bastati a ti**re su il morale a chiunque.
Peter Pan va in scena il 25 Gennaio 2020 , l’anno della pandemia , di lì a pochi giorni sarebbe iniziata la tragica conta dei morti , ed è facile capire perché sia stato l’ultimo spettacolo : in trenta sul palco , trecentocinquanta in platea , in un luogo chiuso , senza distanziamento , tra abbracci e strette di mano , senza gel per la sanificazione , all’epoca addirittura senza mascherine nè green pass...si sono salvati in pochi.
“La vita è come una nuvola , ci vedi quello che vuoi”
Quello che ho visto io è stata la demonizzazione di una malattia , non più pericolosa dell’influenza , eppure siamo stati tutti obbligati a recitare la parte dell’ipocondriaco , indossando tutti la stessa maschera , costretti a partecipare al gioco dell’escluso , deridendo e punendo chi ne denunciasse la pericolosa deriva . La vita sociale è stata assoggettata da ipocrite cerimonie : persone che indossano fiere il “protettivo” bavaglio , cucito dalla nonna , andando al bar , per poi abbassarlo furtivamente con gli amici ; la cassiera del supermercato che non può entrare a lavoro senza il pass , ma può fare la spesa , il ragazzo che non può salire sull’autobus , né andare a fare sport , ma va tranquillo a giocare a pallone coi ragazzi del quartiere , marito e moglie seduti in macchina alternati , col distanziamento e la mascherina … mascherina che si può abbassare per fumare ; gli esempi non mancano , le follie erano sotto gli occhi di tutti.
Ho visto un mondo che si è messo a recitare durante tutta la giornata , anche all’interno delle famiglie , tutti che fanno finta che sia tutto normale … ed è stato così normale che finissi tra gli esclusi anch’io , bandito dai ristoranti , dai trasporti pubblici , non potevo neanche entrare in biblioteca , vedere un concerto , né entrare più in un teatro .
Finisce per impraticabilità del campo .
Ho visto cambiare il mondo intorno a me. La mia fortuna , insieme a pochi altri , è stata proprio di essere quelli strani , originali , fuori dal coro, pronti ad abbattere i paletti delle regole , del “si fa così e zitti” , coraggiosi avventurieri di epiche missioni , sempre gli stessi guerrieri , che tutt’ora amano le sfide impossibili e ne affrontano i rischi col sorriso . Che vi piaccia o no , in questo non siamo cambiati affatto.
Ci piace credere che sia possibile