03/07/2024
LA CASA DI SAN GALGANO, LE MURA E L’ACQUA
Il complesso architettonico, costituito da due corpi di fabbrica, è stato edificato tagliando la parte più alta della collina e realizzando le porzioni inferiori degli edifici, seminterrate, a ridosso della formazione naturale: il così detto “teschio” di Chiusdino.
Fino da subito ci si preoccupò di regimentare le acque che, dal vertice del rilievo, filtrano per stillicidio attraverso il terreno, soprattutto in occasione di eventi piovosi.
Se non già durante la costruzione del corpo settentrionale, corrispondente alla vera e propria casa del santo, almeno intorno agli anni Sessanta del Trecento era stato realizzato un canale di drenaggio interrato, che scaricava le acque intercettate in una polla di raccolta ricavata a fianco dell’edificio, oggi interna ai locali confinanti con lo spazio di culto. L’intervento si era reso necessario per salvaguardare l’ambiente, soprattutto all’atto della realizzazione del ciclo affrescato della ca****la, realizzato in quegli anni.
L’intervento 1, “Restauro Casa natale di San Galgano” prevede il recupero dei locali attigui alla ca****la e il loro inserimento nel percorso museale. A tale scopo la progettazione ha previsto la creazione di una breve scala, che dall’ingresso consenta di raggiungere il livello pavimentale interno, più alto di circa 50 cm rispetto al piano stradale.
Lo scavo, indispensabile per il posizionamento della scala, è stato effettuato durante lo scorso mese di marzo sotto il controllo di personale specializzato della Società Cooperativa Archeologica ARA.
LE MURA DI CINTA
Fin dalle prime attività, è apparso evidente che parte della parete perimetrale confinante con Via della Ca****la era costituita da un vasto lacerto del nucleo in calcestruzzo delle mura del primo e più antico circuito, racchiudente la parte sommitale del colle, corrispondente al quartiere del Portino. Il frammento si trova in perfetto allineamento col tratto di mura includente l’unica porta ancora esistente del recinto.
In accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo, la scoperta ha imposto un approfondimento delle indagini, finalizzato alla salvaguardia delle emergenze e alla conseguente revisione della posizione della scala.
LA REGIMENTAZIONE E L’USO DELL’ACQUA
Il saggio di scavo condotto all’interno del vano seminterrato ha rivelato una situazione assai articolata, in gran parte connessa all’uso dell’acqua. Come abbiamo detto, il drenaggio medievale alimentava una polla ricavata ai piedi dell’affioramento roccioso naturale che consentiva un minimo di approvvigionamento idrico. Il bacino era dotato di un troppo pieno che scaricava l’acqua eccedente in una canaletta in mattoni che attraversava tutto l’ambiente fino a Via della Ca****la, dove veniva dispersa. La canaletta era coperta da strati di terreno riferibili al XV secolo.
Più tardi, probabilmente fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in occasione di una generale ristrutturazione dell’edificio, già in gran parte adibito a caserma dei Carabinieri con annesse prigioni, venne realizzata una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana recuperata dai tetti. Questa, interrata e costruita in muratura di mattoni con volta a botte, venne sormontata da una massicciata di pietrame messa in opera per contrastare la spinta dell’acqua. L’intervento comportò il drastico innalzamento del livello pavimentale rispetto agli strati più antichi e la definitiva copertura della canaletta più antica.
La cisterna, non più alimentata dalle acque recuperate dai tetti, continua a ricevere lo stillicidio proveniente soprattutto dal lato controterra.
L’intervento si configura come un’ulteriore occasione di conoscenza del complesso, indirizzata al recupero e alla valorizzazione di tutte le testimonianze storiche che vanno emergendo con lo sviluppo dei lavori. Verranno restituite tutte in un percorso museale estremamente suggestivo che, come da secoli hanno imparato a fare gli abitanti di Chiusdino, specialmente nei periodi di pioggia, dovrà giocoforza convivere con l’acqua.
Didascalie nelle singole immagini
Guicciardini & Magni Architetti Nicola Capezzuoli Enrico Maria Giuffrè Elisabetta Ponta Massimo Pianigiani Fabrizio Minucci