13/02/2020
Il sigillo spezzato è una avventura che si basa su ciò che viene accomunato ad una "escape room". Come descritto inizialmente dagli autori, e ci fa storcere il naso, è una scusante che permette loro di fare girare il Monastero dei Benedettini di Nicolò l’Arena e riescono bene nel loro intento, permettendo una visita serale a questo antico luogo di culto. Il viaggio comincia introducendo i giocatori, divisi in due squadre, all’interno di due sale differenti, dove vanno cercati indizi che necessitano di una particolare cultura generale, che perlomeno, la maggioranza delle persone che amano questo genere di esperienza possono non avere. Potrebbe essere risultante un iniziale stress da parte del giocatore alle prime armi che potrebbe aspettarsi qualcosa di più logico che mnemonico, permettendo a pochi di essere protagonisti dell’azione, rendendo quasi assente il gioco di squadra e non quello individuale. Non è stato poco l’aiuto iniziale da parte degli organizzatori, che hanno necessariamente seguito i volenterosi giocatori. Le due squadre dopo aver riunito i risultati della loro prima ricerca poi si muovono alle altre ale del monastero, trasportati dai nuovi indizi. I prossimi portano in due stanze totalmente separate, dove il rompicapo segue una logica che necessita comunque l’aiuto del GM per un proseguimento proficuo dell’azione. A questo punto si scopre il motivo della nostra visita e della funzione ultima nei panni di investigatore. Ed è qui che ci si sposta di sotto, alle parti più interrate del luogo di culto, dove ci sono i punti più affascinanti della nostra sessione. Circondati da pietra lavica ci sentiamo dentro alla sessione, nonostante lo stress precedente, grazie agli indovinelli che portano il QI del giocatore a lavorare, per trovare degli oggetti che possono però andare visti fortuitamente. Eccoci arrivati alla fine, quando il resto dei dettagli della sessione ci sono stati spiegati dal GM e non dal gioco stesso. Una avventura piuttosto spinosa sia dal punto di vista narrativo, come già aggiunto in premessa dagli stessi autori, che ludico. Vediamo mancare un’attiva partecipazione dei paganti, che spesso sfruttavano la sessione come occasione per selfie o per sedersi, quando il tempo dovrebbe creare quell’adrenalina tale da tenere vivi gli spiriti meno attivi. Vediamo una scarsa attenzione ai dettagli, che potrebbero tranquillamente destare un qualsivoglia nuovo giocatore che si avvicina all’esperienza di una “Escape room”, eccitato dall’idea.