17/01/2026
Il visitatore in transito a Capri, oggi, difficilmente si discosta dal percorso che si dipana dalla piazzetta conducendo il gregge, tra mille vetrine griffate, fino alle Camerelle e quindi, per i più arditi, fino al belvedere di Punta Tragara, a gettare uno sguardo veloce e distratto sui Faraglioni.
Se questo vale principalmente per il turismo mordi e fuggi – enormi gruppi che visitano “tutta l’isola” in mezza giornata (!) – va detto che anche i fortunati che a Capri trascorrono periodi più lunghi hanno sempre meno voglia di andare a scoprire gli angoli più nascosti e suggestivi di questo meraviglioso ammasso di roccia calcarea piantato in mezzo al Mediterraneo.
E così si assiste, ogni estate, al solito paradosso: si percorrono a fatica, in una ressa spaventosa, le solite, pochissime vie nei dintorni della piazzetta preda dell’autocelebrativo passeggio e dello shopping tra le suddette vetrine (più teorico che reale, visti i prezzi!) per poi ritrovarsi completamente soli non appena svoltato l’angolo, in uno dei tanti vicoli laterali che si inoltrano nel cuore dell’antico abitato.
Forse proprio in virtù di questo suo essere rimasta al riparo dai riflettori, vi è una Capri ancora “celata”, che profuma di antico, di campagna, di semplicità, che resiste, silenziosa, all’assalto della massificazione e della commercializzazione. A pochi metri dalle vie del lusso e della moda si apre agli occhi dei pochi viaggiatori che la cercano una realtà del tutto differente, fatta di silenzi, di stretti e tortuosi vicoli tra case bianche e muri in pietra locale, tra squarci di sole e ampie isole d’ombra. C’è una Capri che sa ancora di Mediterraneo, con i suoi paesaggi, le sue architetture, con i suoi sapori, i suoi odori, il suo gusto così peculiare.