30/04/2026
Non è semplice scrivere queste parole.
Perché di solito qui si parla di arte, di artisti, di opere.
Si analizza, si racconta, si prova a dare un senso.
Ma oggi no, o meglio non solo.
Oggi quello che sto scrivendo riguarda anche me.
E, in qualche modo, riguarda anche te che stai leggendo.
Ho paura.
Ho paura che il tempo non basti.
Che il corpo, lentamente, smetta di resistere.
Che tutto l’impegno, tutte le parole, tutte le cose che provo a costruire… si scontrino con qualcosa di molto più semplice e molto più duro: il fatto che prima o poi si muore.
Ho paura di non riuscire a lasciare nulla.
Di non avere il tempo per creare qualcosa che resti.
Che ogni parola svanisca, senza che nessuno ne trattenga davvero qualcosa.
E mentre ci pensavo, mi sono accorto di una cosa.
Forse ConnectivArt non può essere solo un posto in cui si parla di arte.
Forse, per essere vero, deve essere il punto in cui l’arte si intreccia con questa paura.
Con la mia.
Con il fatto che ogni cosa che scrivo nasce anche da qui.
Non è facile dirlo in prima persona.
Non è facile esporsi.
Ma se sei arrivato fino a questa riga, allora qualcosa è già successo.
Perché anche se queste parole un giorno spariranno,
in questo momento stanno esistendo dentro di te.
E questo, forse, è l’unico modo reale che abbiamo per restare.
Non per sempre.
Ma abbastanza.
Abbastanza da attraversare un pensiero.
Una giornata.
Un momento.
Qui sotto trovi l'ultimo articolo che ho scritto, spero ti piaccia.
https://www.connectivart.it/larte-e-la-paura-della-morte-una-genealogia-della-finitudine/
Esiste una linea sotterranea che attraversa tutta la storia dell’arte, indipendentemente da epoche, stili o geografie. Non è una corrente riconosciuta,