16/08/2024
โพ ๐๐๐ญ๐ ๐๐จ๐ง ๐๐๐ซ๐๐ - ๐๐๐๐ ๐๐ฉ๐๐ฅ๐ญ๐๐ซ ๐๐ง๐ข๐๐ - ๐๐ฎ๐ฌ๐ญ๐จ๐ฆ๐ข๐ณ๐๐ญ๐ข๐จ๐ง โพ
Allego il messaggio ricevuto dal caro Aldo.
Ti scrivo queste note per farti sapere chi era Emilio Antonini, mio nonno.
Salto a pie' pari la Sua gioventรน se non per dirti che nella prima guerra mondiale ha servito, Suo malgrado, nell'esercito austro-ungarico combattendo a Leopoli sul fronte Ucraino riuscendo a tornare vivo.
Nel primo dopoguerra, dopo l'annessione dell'Istria all'Italia, visse a Cherso dove divenne segretario comunale giusto per impegnare il tempo (era un grande proprietario terriero e poteva vivere di rendita).
Con l'avvento del regime fascista fu uno dei 5 segretari comunali, su i circa 1000 comuni italiani, a non prendere la tessera del PNF (senza essere peraltro cacciato dal Suo ruolo) come ci disse l'allora prefetto di Parma nell' occasione della consegna della medaglia, alla memoria, al valor civile.
Dopo l'8 settembre con l'occupazione Titina, su istigazione di comunisti italiani come ringraziamento per non aver aderito al regime, fu deportato, a piedi, sulla terraferma fino a Dreznice in Bosnia Erzegovina con altri sventurati, tra cui alcuni ebrei,alla bella etร di 74 anni con un cancro in corpo. Dopodichรจ di Lui si sono p***e le tracce....
Ora consentimi una digressione: uno dei piรน grandi scrittori italiani del dopoguerra fรน Eugenio Corti, tradotto praticamente in tutte le lingue, definito il Dostoevskij italiano, ma di fatto ostracizzato in patria in quanto credente e ferocemente anticomunista. La Sua opera pricipale
รจ "IL CAVALLO ROSSO" in cui racconta, tra l'altro, della ritirata dell'ARMIR dalla russia.
Bene, non pago dell'esperienza russa dopo l'8 settembre si unรฌ al Regio Esercito che combattendo ha risalito la pen*sola. Questi due anni di combattimenti sono raccontati nel Suo libro "GLI ULTIMI SOLDATI DEL RE".
Qua la storia si intreccia con quella di Emilio. Quando Corti raggiunse il reparto trovรฒ il suo parigrado e caro amico "Cet" figlio della sorella di mio nonno. Nel corso del racconto si parla due volte di Lui, in quanto il Cet era preoccupato per la sorte dello zio. Eugenio sconsigliรฒ di cercarlo a guerra finita avendo sperimentato le gioie del comunismo in russia.
Bene il Cet nel secondo dopoguerra rimase in servizio e raggiunse i vertici dell'Esercito come generale di corpo d'armata. Negli anni sessanta fu nominato addetto militare all'ambasciata di Belgrado. Raggiunse il confine a Trieste dove ad attenderlo c'era un suo parigrado Yugoslavo. Con questo "collega" aveva sviluppato, nel corso degli anni, un rapporto di amicizia per cui gli chiese di variare il percorso verso Belgrado e di accompagnarlo a Dreznice. Raggiunto il paesello chiese degli italiani deportati nel 43. Le risposte della locale popolazione Croata erano vaghe ed omertose. Intervenne allora il "collega" (che essendo Serbo ci andava a nozze...) minacciando di far arrestare gli omertosi.
Alla fine una donna e suo marito arrivarono anche a descrivere chiaramente Emilio, era alto un metro e novanta, una raritร per quell' epoca. Era stato fucilato e seppellito ancora vivo, con i compagni di sventura, dietro la chiesa del paese.
Da allora una pietra colร raccolta dal Cet fa Mostra di sรจ nel Nostro salotto.
Con questo la storia si chiude.
Aldo
๐ท๐๐
๐จ๐ฅ๐ฅ๐จ๐ฐ!๐๐ท
๐ฎ๐น