08/10/2026
Ciociaria. Identità, Tradizione, Radici.
Nelle ultime ore un consigliere comunale del Partito Democratico si è rivolto alla Presidente del Consiglio definendola, con tono dispregiativo, "ciociara". Come se essere ciociari significasse appartenere a una razza inferiore, a una terra di ignoranti, a una storia che non esiste.
Offendendo la Presidente, ha offeso un popolo intero.
Con quella parola usata come un insulto, ha pensato di poter infangare una comunità, una terra, un'identità.
Del resto lo conosciamo questo copione. Ci sono frasi che, se pronunciate da una certa parte politica, diventano improvvisamente lecite, quasi eleganti. Perché a dirle sono quelli che hanno studiato, che citano autori di spessore, che hanno frequentato scuole di prestigio, che possiedono una cultura impareggiabile. Non come quei poveracci che militano dall'altra parte, che per loro sono solo ignoranti, retrogradi, incivili e stupidi, ai quali lo Stato, con troppa generosità, concede persino il diritto di voto e di parola.
E invece no. La Ciociaria non ha bisogno di chiedere permesso per esistere.
La Ciociaria è terra di santi e di eroi, di guerrieri e di pastori, di contadini e di poeti. È la terra di San Tommaso e di San Benedetto, che da qui ha illuminato l'Europa. È la terra delle ciociare di De Sica e di Moravia, madri dal volto scavato che hanno pianto i figli per la Patria e li hanno rialzati con dignità.
È terra di mani ruvide che hanno spaccato la pietra e di mani sapienti che hanno dipinto affreschi eterni. Terra di campanili che svettano tra i monti Ernici e Lepini, di abbazie incastonate nella roccia, di borghi aggrappati al cielo. Terra di lavoro e di sacrificio, che ha conosciuto la miseria nera e la ricchezza immensa dell'anima.
È una terra di gente semplice e profonda, schietta e testarda, che non si inchina. Uomini e donne che hanno educato generazioni non con le teorie, ma con l'esempio, con il silenzio operoso, con l'umiltà fiera di chi sa chi è.
Custodiamo un patrimonio immenso: artistico, storico, archeologico, religioso, spirituale e culturale. Un patrimonio che non sta nei salotti radical-chic, ma nelle nostre chiese, nelle nostre piazze, nelle nostre tavole, nel nostro dialetto che è lingua di popolo e di poesia.
La Ciociaria è una terra nobile e genuina. È la nostra terra.
È la terra dei nostri padri, giganti costruttori di civiltà. È la terra delle nostre madri, colonne di casa e di fede.
È una fiamma che non si spegne, una tradizione viva che ancora arde.
E nessuno, proprio nessuno, ha il diritto di infangarla.