Léonard de Vinci

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18/01/2026
14/01/2026
14/01/2026

10 gennaio 1975.

Pier Paolo ha appena rivisto il suo primo film, "Accattone", in una sala torinese stipata di gente. Spiega che l'effetto è stato, per lui, traumatizzante, come davanti a un film dimezzato. In Accattone, che è del 1961, risulta oggi appannato lo stile comico a vantaggio di quello tragico: perche il dialetto romanesco in cui si esprimono i personaggi, la sua inventi vita, non esistono più. sono scomparsi insieme con il sottoproletariato delle borgate. Era un mondo degradato e atroce, ma conservava un suo codice di vita e di lingua al quale nulla si è sostituito. Oggi i ragazzi delle borgate vanno in moto e guardano la televisione, ma non sanno più parlare, sogghignano appena. E' il problema di tutto il mondo contadino, almeno nel Centro-Sud. Sicché nel film, quello che a suo tempo apparve come denuncia si muta ora in interrogativo storico.

La parola denuncia fa mo***re la tempesta, la sala si trasforma a poco a poco in una specie di forno ideologico e inquisitoriale. Una parte del pubblico, giovani soprattutto, lo incalzano con il suo proletario, gli chiedono ragione del suo marxismo, contestano il valore civile di Accattone per l'assenza di un chiaro antagonismo tra sfruttati e sfruttatori. Qualcuno lo insulta gridandogli «cattolico» o «decadente», chiama in causa con pesante moralismo i suoi profitti.

📰 Lorenzo Mondo "Poesie, prose e un nuovo film in cantiere. Pasolini ricomincia" su "La Stampa". Venerdì 10 gennaio 1975, p.3.
📷 Pasolini durante le riprese del film “Porcile” 1968 © Nicola Scafidi. Foto dall’Instituto Romanistik. Universität Wien
https://bit.ly/3xKRydT

Buona lettura!

05/01/2026
05/01/2026
05/01/2026
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23/09/2025

In tanti ci avete chiesto cosa pensasse su e . Oltre al celebre Sopralluoghi in Palestina (1965), il poeta e regista ha lasciato una riflessione importante sull’argomento in un'intervista con Jon Halliday del 1968. Attenzione però: è fondamentale tenere conto delle date per evitare letture anacronistiche o manipolazioni del suo pensiero.

Buona lettura!

- Halliday: Di recente, dopo la guerra dei Sei Giorni lei ha pubblicato delle poesie che aveva scritto durante il suo soggiorno in Palestina ma che non aveva pubblicato a quell'epoca, insieme con un testo su Israele che era più o meno un attacco all'«Unità». È un po' difficile dedurne che cosa ha pensato di Israele come società; perciò me lo dica adesso, per favore.

- Pasolini: Le poesie pubblicate su «Nuovi Argomenti» sono poesie che non ho incluso nel volume Poesia in forma di rosa, dove c'è una sezione intitolata «Israele» nella quale si rende l'idea dell'impressione che ha destato in me quella società. È stata un'impressione contraddittoria, nel senso che io la disapprovo radicalmente in quanto si fonda su un'idea sostanzialmente razzista, messianica e religiosa, l'idea di una Terra Promessa basata su ragioni religiose vecchie di tremila anni, cosa completamente f***e. Non accetto la premessa, che è nazionalistico-religiosa:
è una cosa orribile, anche se in fondo è lo stesso principio su cui si fondano tutti gli stati [...] Ma una volta fondato il loro proprio stato non sono più dei diversi, non sono più una minoranza, non sono degli emarginati; sono la maggioranza, sono i normali. E questo mi ha dato una piccola delusione, non saprei esattamente come spiegarla. Loro, che sono sempre stati i paladini della diversità, del martirio, della lotta dell'altro contro il normale, ora sono diventati la maggioranza, i normali: questa è stata una cosa che ho trovato un po' difficile da digerire.

📚 Da Pasolini su Pasolini. Conversazioni con Jon Halliday, 1968, ora in Saggi sulla politica e sulla società, pp.1330-1331.
📷 Fotogramma del documentario Sopralluoghi in Palestina © Cineteca di Bologna/ Tutti i diritti riservati

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