20/10/2026
Il 24 maggio 2012, in un’aula di tribunale di Long Beach, in California, un uomo di 26 anni crollò in lacrime sul tavolo davanti al giudice. Si chiamava Brian Banks, e quell’udienza, durata meno di un minuto, cancellava la condanna che gli aveva stravolto la vita.
Dieci anni prima Brian era una delle promesse più brillanti del football del liceo. Giocava come linebacker alla Long Beach Polytechnic High School, aveva promesso di iscriversi alla University of Southern California con una borsa di studio e sognava la NFL. Poi, in un solo giorno dell’estate del 2002, una compagna di scuola lo accusò di averla violentata. Lui ha sempre sostenuto che non c’era stata alcuna violenza e che si erano solo baciati.
Brian era ancora minorenne e rischiava da 41 anni all’ergastolo. Il suo avvocato gli consigliò di dichiararsi non colpevole ma di non contestare l’accusa, per evitare il rischio di una condanna enorme. Lui accettò, terrorizzato, e fu condannato a sei anni di carcere. Ne scontò circa cinque, uscì con un braccialetto elettronico alla caviglia e con l’etichetta di aggressore sessuale registrato.
Anni dopo, la ragazza gli scrisse su Facebook. Quando si incontrarono, e poi davanti a una telecamera, ammise che lo stupro non era mai avvenuto. Con l’aiuto della California Innocence Project, quella confessione portò all’annullamento della condanna. Alla famiglia di lei, intanto, era stato versato un risarcimento milionario dal distretto scolastico, e la giovane aveva inizialmente temuto di doverlo restituire.
Per Brian era troppo tardi per recuperare gli anni persi, ma non per ricominciare. Dopo l’assoluzione ha ottenuto provini con diverse squadre della NFL e ha giocato nel football professionistico.