27/07/2026
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮: 𝗶𝗹 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮 “𝗿𝗮𝗰𝗸𝗲𝘁” 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.
E chi è nella posizione di vittima ha diritto a tutte le protezioni, diventando intoccabile: ecco perché gli studi su questo aspetto della psicologia umana hanno chiarito che la vittima può letteralmente dominare la relazione.
𝗟𝗮 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮 𝘂𝘀𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝗿𝗿𝗲 “𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶”. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗮𝘃𝗶𝗮, 𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮 “𝗰𝗮𝗿𝗻𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶” 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶. E questo la spinge a provocare sottilmente, in modalità “covert”.
Il fatto è che voi non siete gli psicologi di chi vi tormenta con i sensi di colpa. E queste persone hanno bisogno di aiuto.
E’ bene ribadirlo: queste persone non agiscono in modo consapevole, anche se provocano relazioni che oggi si definiscono “tossiche”.
𝗘𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝘀𝘁 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 e riguarda la domanda su come mai la persona si senta in difficoltà, se la risposta è “𝑎 𝑐𝑎𝑢𝑠𝑎 𝑑𝑖…” seguito da altre persone o da sé stessa, questo è un importante indizio.
𝗨𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 “𝘀𝗮𝗻𝗮” sa bene che il proprio sentire non è determinato da ciò che gli altri fanno o non fanno e che incolpare sé stessi equivale ad incolpare gli altri.
Tutte le persone possono cadere in questo ruolo vittimistico, voi compresi se non fate attenzione.
𝗨𝗻’𝗼𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼 è il libro di Marshall B. Rosenberg “Le parole sono finestre, oppure muri”.
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🇮🇹 A settembre a Berlino, si terrà in Italiano, il laboratorio di comunicazione empatica (CNV) dal titolo "Le parole sono finestre oppure muri" basato proprio sul libro di M.B. Rosenberg.
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