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"Oltre la seta" di Kreinto de PasioLa luce tremolava appena, filtrando attraverso le tende leggere. Lei era lì, in piedi...
27/04/2025

"Oltre la seta" di Kreinto de Pasio

La luce tremolava appena, filtrando attraverso le tende leggere. Lei era lì, in piedi davanti a lui, con addosso solo un sottile kimono di seta che lasciava intravedere la trasparenza della sua pelle.
Si avvicinò a lei senza esitare, il desiderio evidente nei suoi occhi scuri. Le mani presero il viso di lei con una tenerezza feroce, e quando le loro bocche si incontrarono, il bacio fu subito profondo, affamato.
Le lingue si cercarono, si intrecciarono, mentre i corpi si avvicinavano senza più timidezza.
Con un gesto deciso, fece scivolare il kimono giù per le sue spalle. Il tessuto cadde ai suoi piedi come acqua, rivelandola completamente a lui.
Tremava leggermente, ma non era freddo: era l’eccitazione che le correva sotto la pelle.
Le mani di Krent iniziarono a esplorarla con un'intensità crescente: accarezzava ogni curva, ogni piega della sua pelle morbida.
Si chinò a baciarle il collo, poi lentamente scese, seguendo la linea dei seni con la lingua, assaporando ogni gemito che le sfuggiva dalle labbra.
Quando i suoi capezzoli furono catturati dalla sua bocca, succhiati e mordicchiati con dolce ferocia, il corpo di Mei si arcuò contro il suo, cercando più contatto, più frizione.
Le sue mani si persero nei capelli di Krent, tirando leggermente mentre lui continuava a scendere, a esplorare.
Senza mai staccare la bocca dalla sua pelle, si inginocchiò davanti a lei, la spinse dolcemente contro il letto e la fece sdraiare.
Con gesti lenti ma inesorabili, le aprì le gambe, ammirando senza alcuna fretta la bellezza offerta solo a lui.
Senza pronunciare una parola, le labbra si posarono sul ventre, poi scesero, sempre più in basso, finché la sua bocca si posò tra le cosce calde e aperte.
La prima leccata fu lenta, provocante. Un tocco umido e rovente che le strappò un gemito soffocato.
Le mani si aggrapparono alle lenzuola mentre la lingua di lui esplorava ogni piega, ogni segreto del suo corpo.
Lui alternava movimenti lenti e profondi a piccoli colpi rapidi, leggendo ogni suo respiro, ogni suo tremito.
Le dita di lui si unirono alla danza della lingua, scivolando dentro di lei con una lentezza esasperante, mentre la bocca continuava a succhiarle il punto più sensibile.
Lei gemeva senza più freni, la voce roca di desiderio, chiamando il suo nome tra i singhiozzi di piacere.
Lui non smetteva, anzi: accelerava solo quando sentiva che era sul punto di esplodere, portandola sempre più in alto.
E quando finalmente la fece ve**re, lo fece con una dolcezza brutale: la bocca salda su di lei, il ritmo implacabile, i gemiti di Mei che riempivano la stanza.
Solo allora, sollevando il viso bagnato del suo sapore, la guardò.
I loro occhi si incontrarono, e in quel momento capirono entrambi: quella notte non era ancora finita.
Era appena cominciata.
Mei giaceva ancora ansimante sul letto, il corpo scosso da piccoli brividi di piacere residuo.
Krent salì su di lei lentamente, il suo peso caldo e deciso a coprirla senza schiacciarla, come una promessa fatta carne.
Le loro bocche si ritrovarono in un bacio famelico, mescolando i sapori dei loro desideri. Le mani di Krent percorrevano ogni angolo della sua pelle, risvegliandola di nuovo, incendiandola ancora di più.
Sentì la durezza premere contro il suo ventre, inequivocabile. Lo voleva. Lo desiderava con una fame che le faceva tremare le cosce, che la faceva gemere contro la sua bocca.
Lui si prese il suo tempo, strofinando il suo sesso teso contro quello di lei, senza ancora entrare, lasciandola sospesa tra l'agonia e l'estasi.
I movimenti lenti, il calore, l'odore misto delle loro pelli li trascinavano entrambi in un vortice inarrestabile.
Quando finalmente lui spinse dentro di lei, lo fece con una dolcezza brutale, lenta ma decisa, spingendosi a fondo un poco alla volta, godendo dei piccoli gemiti che lei gli regalava ad ogni centimetro conquistato.
Mei lo accolse tutto, stringendosi intorno a lui, tremando sotto l'impatto profondo e lento delle sue spinte.
Ogni affondo era una dichiarazione, ogni ritiro una carezza.
Non c'era fretta.
Si muovevano insieme, ondeggiando in un ritmo antico, naturale.
Lui le baciava il collo, le mormorava parole in una lingua fatta di sospiri e gemiti, mentre i loro corpi si cercavano e si perdevano l’uno nell’altro.
Lei avvolse le gambe intorno ai suoi fianchi, tirandolo ancora più dentro, ancora più vicino, come se volesse fondersi con lui completamente.
E lui la assecondò, aumentando il ritmo, il respiro sempre più spezzato, il cuore che batteva come un tamburo nella tempia.
Il piacere salì in loro come un'onda furiosa.
I movimenti si fecero più rapidi, più disperati, mentre il mondo si riduceva al contatto tra le loro pelli, ai gemiti soffocati, al suono umido dei loro corpi che si univano.
Mei venne per prima, tremando e urlando il suo nome senza più pudore.
Krent la seguì pochi istanti dopo, lasciandosi andare in un gemito rauco, svuotandosi dentro di lei con una dolce violenza che li lasciò entrambi senza fiato.
Rimasero così, avvinghiati, le fronti unite, il sudore che brillava sulle loro pelli intrecciate.
Nessuna parola era necessaria.
Il silenzio tra loro era pieno di significato, pieno di gratitudine, di appagamento.
Era una notte che non avrebbero mai dimenticato.
Una notte in cui si erano appartati dal mondo per appartenersi l'un l'altro.
Il respiro di Mei ancora tremava sotto di lui, quando sentì un'altra presenza avvicinarsi silenziosa.
Aprì gli occhi e vide, in piedi accanto al letto, Juna, l’amica che aveva confidato i suoi segreti più intimi, il suo desiderio mai confessato di vivere qualcosa di proibito ma profondamente bello.
Juna li guardava con un sorriso sottile, un velo di rossore sulle guance. Non c'era gelosia nei suoi occhi, solo desiderio. E una domanda silenziosa.
Lui la invitò con uno sguardo.
Lei si avvicinò, il passo lento, il vestito corto di seta scivolato appena sopra le cosce n**e.
Si inginocchiò accanto al letto e le mani delicate iniziarono ad accarezzare la pelle già calda della sua amica, tracciando linee invisibili sul ventre, sui seni ancora tesi.
Mei gemette piano, accogliendo il tocco morbido di Juna, mentre le labbra di Krent ritrovavano la sua bocca, assetate di nuovo.
Juna si spinse più in alto, baciandole il collo, poi il seno, mentre le mani di Krent si posavano sulla nuova arrivata, esplorandola con la stessa dolcezza feroce con cui aveva fatto l’amore pochi minuti prima.
Ora erano tre corpi intrecciati, tre respiri che si mescolavano, tre desideri che si alimentavano a vicenda.
Juna si sdraiò accanto a loro, e le loro mani si cercarono, intrecciandosi, mentre Krent si posizionava tra di loro, distribuendo baci e carezze, senza mai trascurarne una.
Il calore tra le gambe di Mei si riaccese immediatamente, amplificato dalle carezze delicate di Juna, dalle dita che scivolavano leggere lungo le sue cosce, fino a trovarla pronta, bagnata, palpitante.
Lui si chinò verso Juna, catturandole un capezzolo tra le labbra, succhiandolo lentamente mentre con una mano accarezzava la sua intimità, ascoltando ogni suo fremito, ogni sospiro spezzato.
Le ragazze si baciarono, prima timidamente, poi con crescente ardore, le lingue che si cercavano, si accarezzavano, mentre lui le guardava, incantato, e le toccava entrambe con mani esperte.
Senza rompere quella magia, si posizionò dietro lei, mentre Juna rimaneva di fronte, le mani sulle sue guance, le labbra che le baciavano la fronte, gli occhi, le labbra.
Entrò in lei con lentezza, sentendola ancora più calda, ancora più assetata.
Lei gemette nella bocca di Juna, mentre le mani dell’amica accarezzavano i suoi seni, stimolandola, facendola vibrare ancora più forte.
Il ritmo si fece più intenso: le spinte profonde di lui, le carezze e i baci di Juna, tutto si combinava in una sinfonia perfetta di piacere.
Lei non sapeva più distinguere dove finiva un corpo e iniziava l’altro.
Era avvolta, coccolata, desiderata da entrambi, completamente.
Quando venne, il piacere la attraversò come un fulmine, strappandole un urlo che affondò nella bocca dell’amica di sempre.
Lui la seguì subito dopo, spingendo a fondo con un gemito rauco, riversando dentro di lei tutto il suo desiderio.
Ma non era finita.
Quando crollarono esausti tra le lenzuola, fu Juna ad avvicinarsi a lui, a offrirgli il suo corpo ansimante, la sua bocca desiderosa, e Mei, ancora tremante di piacere, li guardava, le dita che correvano lente sulla pelle dei loro fianchi, pronta a ricominciare, pronta a farsi travolgere di nuovo.
Quella notte, i loro corpi intrecciati raccontarono una storia che nessuna parola avrebbe mai potuto esprimere.
Una notte senza pudore, senza limiti.
Solo passione. Solo amore.
Il silenzio della stanza era rotto solo dal ritmo lento dei respiri che si fondevano nell'aria tiepida.
I loro corpi erano ancora intrecciati, esausti ma sazi, come se avessero corso una corsa infinita e dolcissima.
Mei era stesa sul petto di lui, il viso nascosto contro la sua pelle ancora calda.
Juna era rannicchiata accanto a loro, le dita che tracciavano cerchi pigri sulla schiena di lei, un sorriso languido sulle labbra.
Lui le accarezzava entrambe senza pensare, come se il bisogno di toccarle fosse diventato un riflesso naturale.
Nessuno parlava. Non ce n’era bisogno.
Ogni carezza, ogni piccolo bacio posato distrattamente sulle spalle, sulle tempie, sulle mani, era una parola non detta.
Un "grazie".
Un "sei bellissima".
Un "non voglio che finisca".
Juna sollevò la testa, i capelli arruffati, e baciò piano le labbra di Mei, un tocco morbido, quasi infantile nella sua dolcezza.
Poi si girò verso di lui, ridendo piano, e lo baciò sul mento, poi sulla bocca, strofinandosi contro di lui come un gattino sazio.
Lui le abbracciò entrambe, stringendole forte contro di sé.
"Rimarrete qui stanotte," mormorò con voce roca, più una dichiarazione che una domanda.
Juna e Mei si scambiarono uno sguardo complice, gli occhi lucidi di emozione, e annuirono senza dire nulla.
Si strinsero ancora più vicine a lui, e lui a loro.
Tre corpi fusi in uno, tre cuori che battevano in un ritmo lento e perfetto.
Fuori, la notte sembrava sospesa, eterna.
Nel calore dei loro abbracci, c'era la promessa silenziosa che quella non sarebbe stata l'unica notte.
Non era stata solo passione, non solo desiderio.
Era stato qualcosa di raro.
Qualcosa che volevano vivere ancora.
Ancora.
E ancora.
Con un ultimo bacio sulle loro fronti, uno sulla bocca di Mei, uno sulla bocca di lei, si lasciarono cadere nel sonno, avvolti dal profumo della pelle, della seta, del piacere.
Insieme.
Sempre insieme.

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25/04/2025

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"Non è solo una guerra tra Russia e Ucraina. È una battaglia per la narrazione. E questo libro svela chi ha sparato davvero il primo colpo."

"Chi ha sparato il primo colpo?" non è un semplice saggio: è una dissezione chirurgica delle menzogne, omissioni e verità taciute sul conflitto ucraino. Dalla caduta dell’URSS alle rivoluzioni colorate, dall’espansione della NATO agli accordi traditi, l’autore scava nei fatti con uno sguardo critico, documentato e senza filtri.
In un’epoca di informazione manipolata, questo libro è un atto di disobbedienza intellettuale.
Scoprirai:
Le vere cause storiche della guerra in Ucraina
Il ruolo dell’Occidente, della CIA e della NATO
Perché i media raccontano solo una parte della verità
Le voci messe a tacere e gli eventi occultati
Se credi che la storia sia scritta dai vincitori, preparati a leggerla dalla parte di chi non ha mai potuto parlare.

non è un semplice saggio: è una dissezione chirurgica delle menzogne, omissioni e verità taciute sul conflitto ucraino. Dalla caduta dell’URSS alle rivoluzioni colorate, dall’espansione della NATO agli accordi traditi, l’autore scava nei fatti con uno sguardo critico, documentato e senz...

Krent non esiste. È solo il protagonista di “Santa e Puttana” però a volte, come stanotte, quando il buio è più silenzio...
18/03/2025

Krent non esiste. È solo il protagonista di “Santa e Puttana” però a volte, come stanotte, quando il buio è più silenzioso e la luna ha altro da fare, mi viene a trovare e scopro che la sua mente è diventata il ricettacolo dei miei dubbi, delle mie teorie, del tempo che perdo a vivere quando il sole è alto nel cielo. Si siede davanti a me e mi fa ricordare.

La luce della lampada proietta ombre allungate sulle pareti della stanza. L’aria è densa di riflessioni non ancora pronunciate, sospese tra il ticchettio dell’orologio e il crepitio lontano della pioggia contro i vetri. Mi passo una mano sulla barba appena accennata, lo sguardo fisso sul bordo della tazza di caffè che ormai si è raffreddato. Dall’altro lato del tavolo, Krent tamburella con le dita, come se volesse dare un ritmo alle parole che sta per pronunciare.

"Dimmi, Vito, come facciamo a sapere se qualcuno c’è davvero? Se la sua presenza è reale o solo un riflesso delle nostre aspettative?"

Sollevo lo sguardo, inclinando leggermente la testa. "La domanda non è se qualcuno esiste, ma se la sua esistenza è percepita," rispondo con calma. "‘Ci sei?’ non è solo un’interrogazione, è un appello. È il grido di Ulisse davanti al mare, la speranza di trovare Itaca ancora lì ad aspettarlo. È l’amante che scruta nell’oscurità temendo di non essere più visto."

Krent annuisce, ma nel suo sguardo lampeggia ancora il dubbio. "E se la risposta non arriva? Se il silenzio è l’unico eco della domanda? Viviamo nell’epoca della connessione perpetua, ma mai come ora ci sentiamo assenti gli uni per gli altri. Un messaggio che rimane senza risposta, un’icona online che non si illumina... siamo davvero qui?"

Sospiro, il vapore del caffè ormai svanito. "Chiedere ‘Ci sei?’ è un atto di vulnerabilità. È il bambino che cerca la madre nella folla, è Gregor Samsa che, risvegliandosi nel suo corpo d’insetto, si chiede se sarà ancora riconosciuto. Ma questa domanda non è solo paura: è anche il principio della conoscenza. Socrate non faceva altro che chiedere ‘Ci sei?’ in un altro modo, spingendo l’interlocutore a emergere dalla nebbia dell’abitudine. Senza questa domanda, l’umanità non avrebbe mai esplorato lo spazio, scritto poesie d’amore, sviluppato la filosofia."

"Eppure, Vito, la risposta ‘Sono qui!’ è sufficiente? Non è anch’essa un inganno? Oggi diciamo di esserci, ma la mente è altrove, frammentata tra mille distrazioni. Essere qui è ben diverso dal dichiararlo."

Poggio i gomiti sul tavolo e intreccio le dita. "Hai ragione. ‘Sono qui!’ può essere una menzogna, se detto senza intenzione. Heidegger parlava del Dasein, dell’esserci autentico. Non basta esistere, bisogna abitare il proprio essere. Lo vediamo ogni giorno: persone che conversano senza guardarsi, sguardi che scivolano sugli schermi mentre le parole si dissolvono nel nulla. Ma la vera presenza è un’altra cosa. ‘Sono qui!’ dovrebbe essere una promessa, un’apertura verso l’altro."

Un lampo illumina la stanza, e per un istante i nostri volti rimangono immobili, scolpiti nella luce improvvisa. Krent si sporge leggermente in avanti. "E se fossi qui, nel modo più pieno possibile? Cosa verrebbe dopo?"

Gli rispondo sorridendo appena. "Dopo viene il desiderio. ‘Ti voglio.’ È il passo oltre la semplice esistenza, il riconoscimento dell’altro come necessario. Nessuno si basta da solo. Aristofane raccontava, nel Simposio di Platone, che gli uomini erano esseri perfetti, poi divisi da Zeus e condannati a cercarsi per sempre. Dire ‘Ti voglio.’ è il tentativo di ricongiungere ciò che è stato separato."

Krent si accarezza il mento. "Un desiderio perenne, dunque. Ma anche una condanna, non trovi? ‘Ti voglio’ può essere un abbraccio, ma anche una catena. Lacan diceva che il desiderio non è mai nostro, ma dell’Altro: desideriamo ciò che vediamo negli occhi di chi ci guarda."

Con lo sguardo perso tra le gocce di pioggia che scivolavano sul vetro, annuisco. "Sartre diceva che ‘L’inferno sono gli altri’, perché il desiderio può trasformare l’altro in un oggetto. Ma il vero desiderio non è possesso, è riconoscimento. ‘Ti voglio’ non dovrebbe significare ‘ti possiedo’, ma ‘ti scelgo’, ogni giorno, senza annullarti."

Krent incrocia le braccia, socchiudendo gli occhi come se stesse assaporando il peso di quelle parole. "Alla fine, tutto ruota attorno a queste tre frasi. ‘Ci sei?’, ‘Sono qui!’, ‘Ti voglio.’ È il ciclo dell’amore, dell’amicizia, dell’esistenza stessa."

Mi lascio andare contro lo schienale della sedia, con un’espressione assorta sul viso. "Ogni storia d’amore, ogni amicizia, ogni ricerca filosofica passa attraverso queste fasi. Il neonato che cerca lo sguardo della madre, l’innamorato che attende un segnale, il filosofo che interroga l’essere. Viviamo in un’epoca di connessione, ma di rara presenza. Eppure, in modi diversi, continuiamo a porci queste domande. Perché alla fine, tutta la filosofia, tutta la letteratura, tutta l’arte e la vita si riducono a questo: qualcuno che chiede ‘Ci sei?’, qualcuno che risponde ‘Sono qui!’, e qualcuno che ha il coraggio di dire ‘Ti voglio.’"

Un lungo silenzio avvolge la stanza, rotto solo dal ticchettio dell’orologio. Fuori, la pioggia continuava a cadere, come se anch’essa cercasse una risposta.
Sposto ancora lo sguardo verso la sedia di Krent ma adesso è vuota. È già tornato nel suo mondo. Quasi quasi vado a rifarmi il caffè.

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12/12/2024

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Scriveva Calvin Klein “La cosa migliore è sembrare naturali. Ma ci vuole un sacco di trucco per sembrare naturali.”
In questa semplice constatazione si può riassumere l’operazione che ha portato alla realizzazione delle quattro tele presentate da Civello al Morbegno Alp’s Festival. Dietro alla definizione di tecniche miste si nasconde un collage di elaborazioni fotografiche, interventi a china, acquarello, acrilici, stampe e scansioni rimasterizzate grazie alla computer grafica, per arrivare ad un risultato finale che lasci spazio solo alla trasmissione dell’immagine nella sua pura semplicità di mezzo d’espressione. Poco importano le ore di elaborazione o la maestria tecnica di un passaggio se alla fine l’immagine non cattura un pezzetto dell’anima dell’occasionale avventore.
Ed è cosi che si presentano le opere di Civello: quattro squarci nella nebbia che aprono l’orizzonte sulle emozioni che “la Valle” ha impresso nella sua mente nei quasi vent’anni in cui ha vissuto in questa terra. Un collage di colori, forme e riflessi che si mescolano con i luoghi della memoria.
Il cervo, Il ghiaccio, Il fiume e Il muro sono fotogrammi rimasti impressi cuore dell’autore e la loro realizzazione non è altro che il modo dell’artista di dire grazie a una terra che, pur non essendo sempre semplice e trasparente, ha saputo svelarsi agli occhi dell’anima."

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